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Una guida per giovani scienziati

di
Maria Cristina Marcucci

Edward O.Wilson

Lettere a un giovane scienziato
Raffaello Cortina Editore, Milano, 2013
pp. 230, euro 21,00

Sarò all’ antica ma non riesco a caratterizzare le persone in base al sesso, alla nazionalità o all’età. Meno che mai quando mi imbatto nel loro pensiero e nel loro lavoro. Insomma, non riesco proprio a vedere nel combattivo Edward O. Wilson (classe 1929) un “nonno” che siede davanti al caminetto, magari con una coperta sulla ginocchia e scrive le sue Lettere ad un giovane scienziato, ruolo nel quale la recente e furbetta propaganda giovanilista intenderebbe relegarlo.

C’è una foto che giustifica in parte questa mia sensazione, anzi, due piccole foto in bianco e nero a pag. 90, affiancate. La legenda recita: l’Autore con un retino mentre osserva gli insetti raccolti. A sinistra: Mobile, Alabama (1942). A destra sulla cima del monte Gorongosa, Mozambico (2012). La medesima postura, il medesimo sguardo attento dentro al retino, 70 anni dopo.

Una foto del genere è il sogno di ogni persona umana: avere una grande passione, la possibilità e la tenacia per poterla coltivare per tutta la vita, e, giunti verso la fine, mantenere intatta la primitiva curiosità. Uno che ad 84 anni si arrampica in cima al Gorongosa per guardare per la milionesima volta dentro un retino, non siede davanti al caminetto e non racconta storie.

E infatti le Lettere a un giovane scienziato non sono un “testamento” né una nostalgica rievocazione del buon tempo andato: immaginando di chiacchierare con un giovane amico ed una giovane amica, Wilson cerca di condividere con loro la sua “conoscenza profonda (…) su ciò che occorre sapere per riuscire bene in campo scientifico” sperando che essi ne traggano vantaggio.

Cinque sezioni che corrono parallelamente al suo personale percorso formativo – dal bambino che passava le giornate ad osservare gli insetti a massima autorità mondiale in fatto di insetti eusociali – trattano della scienza come professione, del processo creativo, della vita nella scienza, della teoria scientifica come conoscenza universale e, brevemente, dell’etica scientifica.

Wilson argomenta con continui riferimenti alla propria vita ed alla propria carriera, certamente straordinaria ed esemplare, indicando le strategie e le qualità che gli hanno permesso di ottenere tanti importanti successi. Il tono è colloquiale, l’ ego tenuto a bada dalla consapevolezza che, pur avendo lavorato molto e bene, l’ infinito oceano della biodiversità sia ancora talmente vasto ed inesplorato che il suo contributo di ricerca, per quanto importante, sia stata solo la classica goccia nel mare.

“L’umanità è ormai nel pieno dell’era tecno scientifica e non può tornare indietro (…) il tasso di incremento della conoscenza scientifica raddoppia ogni quindici – venti anni (…) il mondo ha un grande bisogno di te (…) rimani sulla strada che hai imboccato, continuando a percorrerla finché sarà possibile”.

Per percorrere questa strada, che siccome corrispondeva ad una sua innata inclinazione e non è apparsa al giovane Wilson troppo lunga né troppo difficile, occorre innanzitutto avere passione. Neppure questa però basta: conviene con accortezza anche scegliere, nell’ambito della disciplina più amata, un argomento marginale a cui in pochi si dedicano, lasciando da parte i grandi Graal della ricerca scientifica del momento, quei campi troppo affollati di menti eccellenti in continua competizione tra loro. Addentrarsi in un territorio scarsamente popolato, dunque, ed applicarsi con costanza e senza lesinare tempo e fatica: con un po’di fortuna, “potrai anche diventare l’autorità mondiale in quel campo. E diventarlo in giovane età”. Indispensabile un maestro, un mentore che riconosca il potenziale del giovane ricercatore e lo assecondi, indispensabile pensare in grande, indispensabile applicarsi all’argomento prescelto con entusiasmo, creatività, intraprendenza ed etica del lavoro, come se si fosse preda di una sorta di scientifica febbre dell’oro. Estremamente utile anche, diremmo noi, un sistema universitario simile a quello statunitense che già 60 anni fa permetteva ad un dottorando venticinquenne di organizzare autonomamente spedizioni scientifiche in giro per il globo e scegliersi anche i compagni – collaboratori …

Per avere successo come scienziato non occorre essere particolarmente intelligenti, né – come molti pensano – particolarmente ferrati in matematica. La paura della matematica, Wilson ha constatato, allontana dalla scienza molti validi e motivati studenti. In matematica ci si può specializzare progressivamente, nel tempo, e comunque, lavorando in team, si può sempre contare sul contributo fattivo di un buon matematico ed un buon statistico. Ad eccezione della fisica delle particelle, dell’astrofisica e della teoria dell’informazione, per tutto il resto è più importante saper formulare concetti che masticare logaritmi ( e molti di noi tirano un respiro di sollievo …).

Se riguardo alla matematica si può fino ad un certo punto soprassedere, impossibile farlo per la fantasia e la creatività.

Il metodo scientifico corretto parte dall’osservazione di un qualsivoglia fenomeno rispetto al quale ci si pongono degli interrogativi. Si osservano alcuni indizi, prendono forma alcune soluzioni, si avanzano ipotesi che vanno controllate una alla volta oppure in gruppi, eliminandole tutte tranne una. Questo metodo delle ipotesi multiple in competizione è lungo e insidioso, ma permette di acquisire un gran numero di informazioni sul fenomeno: in presenza di proprietà costanti in condizioni chiaramente definite,”possiamo dichiarare che una spiegazione scientifica è un fatto scientifico”. E “c’è un solo modo per comprendere – sia pure in modo imperfetto – l’Universo e tutto ciò che esso contiene ed è attraverso la scienza”: una dichiarazione chiara e netta forse per tacitare chi aveva voluto strumentalmente vedere nel suo precedente lavoro La conquista sociale della Terra (2013) aperture pseudo religiose o animistiche.

La vita di Wilson è stata ( ed è) interamente dedicata agli insetti. Un amore che non lo abbandona, totale e per questo contagioso. La sua visione della ricerca scientifica e la disciplina che ha contribuito a creare – la sociobiologia – sono strettamente legate a questo campo di ricerca ed a questo campo di ricerca rimandano. La biodiversità è il suo mondo e la sua vita: le Lettere a un giovane scienziato ricorrono continuamente ad aneddoti tratti dalle sue innumerevoli spedizioni in ogni parte del globo, ci raccontano i metodi – spesso improvvisati ed empirici – adottati per risolvere gli infiniti enigmi che il comportamento degli insetti solleva, ci parlano, con comprensibile orgoglio, dei successi, non ci lesinano il racconto dei fallimenti. Ma, ripeto, non immaginate elucubrazioni autoreferenziali o noiose amenità del genere: le formiche sono una cosa seria e l’entusiasmo con cui Wilson le racconta è fresco come il primo giorno.

Poche sono le occasioni che abbiamo di avvicinarci al mondo degli insetti sotto la guida di uno scrittore così brillante, di uno scienziato tanto autorevole. La divulgazione scientifica nostrana raramente ci parla delle specie animali più numerose e ubique del nostro Pianeta, senza le quali non sarebbe possibile l’ esiastenza di tutte le altre. Adottano strategie di sopravvivenza e riproduzione altamente specializzate ed efficaci ma anch’ esse sono in costante pericolo di estinzione. Leggetevi un paio di lavori come questo e guarderete un prato con occhi diversi.

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