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Perché è difficile guardare negli occhi qualcuno mentre parliamo?

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(foto via Pixabay)

Quante volte vi è capitato di distogliere lo sguardo dal vostro interlocutore durante una conversazione? Spesso scambiato per un momento di imbarazzo o una mancanza di sicurezza, in realtà uno studio condotto da Shogo Kajimura dell’Università di Kyoto e pubblicato nella rivista Cognition apre un’interessante prospettiva che spiega come mai è così difficile parlare occhi negli occhi.

L’ipotesi è che si tratti di un’interferenza a livello cerebrale tra le due attività. La conversazione e il contatto visivo potrebbero infatti attingere alle medesime risorse cognitive, generando quindi competizione: o il cervello si impegna nella ricerca delle parole o nel mantenimento dello sguardo diretto.

La comunicazione occhi-negli-occhi è un aspetto rilevante del comportamento umano, non a caso infatti ricerche basate sulla scansione cerebrale hanno evidenziato come lo scambio di sguardi inneschi rapidamente un “network sociale del cervello” che coinvolge aree fondamentali per l’elaborazione delle emozioni e dell’attenzione (amigdala e circonvoluzione fusiforme). Ma nonostante la sua importanza nelle interazioni sociali, è facile osservare come spesso molte persone distolgano lo sguardo dal loro interlocutore.

Da questa osservazione è partito il team di Kajimura per cercare di capire in che modo il contatto visivo interferisca con i processi di controllo cognitivo durante la formulazione delle parole. Studi precedenti avevano infatti già evidenziato come guardarsi negli occhi interrompa le capacità cognitive legate alla vista, con un grado sempre maggiore più il compito richiesto è difficile, senza però prendere in considerazione i problemi verbali.

Per questo 26 volontari sono stati sottoposti a giochi di parole mentre osservavano sia in modo diretto che distogliendo lo sguardo, volti generati dal computer. I test avevano gradi di difficoltà diversi: cercare associazioni per la parola “coltello” è più semplice che non per “cartella”; in questo secondo caso infatti i partecipanti riscontravano più difficoltà nell’elaborazione proprio durante il contatto visivo.

“Da queste esitazioni abbiamo dedotto che il cervello stesse maneggiando troppe informazioni nello stesso momento” sottolineano Kajima e colleghi. Un effetto che si è rivelato significativo solo nel caso di associazioni più complesse.

Quindi lo sguardo diretto a livello cerebrale non interferisce direttamente con la ricerca delle parole, piuttosto richiede uno sforzo cognitivo in più per essere mantenuto. “Ciò che è successo ai partecipanti potrebbe essere spiegato anche chiamando in causa una sorta di adattamento neurale, ovvero un cambiamento della reattività del sistema sensoriale a uno stimolo costante” spiegano i ricercatori, che in futuro saranno impegnati in altri studi per comprendere meglio i legami tra la comunicazione verbale e non.

L’importante è ricordarsi che se qualcuno distoglie lo sguardo mentre parla con noi, non lo fa per maleducazione, ma perché probabilmente il suo sistema cognitivo è sovraccarico.

Riferimenti: Cognition

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