Addio a Dawn, fine della missione ai confini del sistema solare

Dopo 11 anni va in pensione la sonda della Nasa che ha rivoluzionato la nostra comprensione della fascia degli asteroidi e dell’origine del Sistema solare. Grazie anche al contributo di Asi e Inaf

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Alla fine Dawn è rimasta laggiù, nello spazio profondo, a orbitare oziosamente intorno a Cerere, ultima tappa di un lungo viaggio che dal 2007 l’ha portata a studiare da vicino anche l’asteroide Vesta, raggiunto dopo un flyby del pianeta Marte. La sua (doppia) missione è finita e grazie ad essa abbiamo nuove preziose informazioni sull’origine del Sistema solare.

La sonda spaziale Dawn della Nasa, a cui hanno dato un importante contributo l’Agenzia spaziale italiana (Asi) e l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), è stato l’unico veicolo spaziale ad aver orbitato attorno a due corpi celesti distinti nello spazio profondo: l’asteroide Vesta e il pianeta nano Cerere, traendo da questi corpi molte indicazioni sulla formazione del Sistema solare. Grazie a uno strumento italiano, lo spettrometro Vir (Visible and infrared mapping spectrometer), la sonda ha catturato e ha inviato a Terra oltre 11 milioni di immagini e 90 GB di dati.

Uno strumento italiano per la missione di Dawn

“Dawn è stato un grande successo per l’Asi e per la comunità scientifica italiana attiva nello studio dei corpi minori del Sistema solare”, afferma Eleonora Ammannito, responsabile scientifico della missione Dawn dell’Agenzia spaziale italiana. “L’identificazione di ghiaccio di acqua sulla superficie di Cerere è solo una delle scoperte di Dawn per le quali lo spettrometro italiano Vir ha avuto un ruolo fondamentale. Per esempio, ha anche identificato e mappato i minerali sulla superficie di Vesta e di Cerere, dandoci così indicazioni sulle origini dei due pianetini e sulla evoluzione della fascia degli asteroidi“. Oltre alle immagini ad alta risoluzione, la sonda ha raccolto informazioni da diversi spettri, misure del flusso di raggi gamma e neutroni, riprese nell’infrarosso e visibile, e dati sulla gravità.

Viaggio ai confini del Sistema solare

Tutto ciò è stato possibile grazie alla grande efficienza della propulsione ionica (tecnologia che suona fantascientifica ma non lo è) spinta fino ai limiti di prestazioni e resistenza. Nel suo viaggio ai confini del Sistema solare Dawn ha compiuto un flyby di Marte e poi, nei suoi 14 mesi in orbita, dal 2011 al 2012, ha osservato e studiato Vesta dalla superficie al nucleo. In seguito, con una manovra senza precedenti, ha abbandonando l’orbita di Vesta e ha viaggiato per più di 2 anni attraverso la fascia principale degli asteroidi per  raggiungere Cerere, nel 2015, osservandola fino a oggi quando, esaurito il suo carburante, non è stata più in grado di mantenere il posizionamento dell’antenna in direzione della Terra. E la Nasa l’ha lasciata al suo destino, orbitante intorno al nano-pianeta.

Ma nello spazio non è certo sola: pochi giorni prima di Dawn, stessa sorte è toccata a Kepler, una sonda ha fatto la storia della caccia ai pianeti extrasolari. Dopo nove anni nello spazio profondo a raccogliere dati e a scoprire esopianeti (più di 2600 gli esemplari nella sua collezione), il satellite della Nasa ha terminato le scorte di carburante (idrazina) e ed è rimasta “parcheggiata” nella sua attuale orbita, lontana dalla Terra.

Qui tutti gli articoli sulla missione Dawn nell’archivio di Galileo

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