L’aglio, un alleato per una memoria di ferro?

aglio
(Foto via Pixabay)

Si torna a parlare dei possibili benefici dell’aglio. Al recente meeting di biologia sperimentale di Orlando alcuni ricercatori hanno riportato un’interessante correlazione tra aglio, microbiota e memoria. Diete ricche di solfuro di allile riescono infatti a migliorare la flora batterica e le capacità mnemoniche, solitamente messa a dura prova dall’età. Almeno nei topi, secondo quanto suggerisce lo studio presentato da Jyotirama Behera dell’Università di Louisville, in Florida.

Aglio, memoria e microbiota

Ma perché studiare il legame tra aglio, memoria e microbiota? Il microbiota, specialmente negli ultimi anni è diventato una sorta di star tra i ricercatori, specialmente alla luce di alcuni studi che correlano l’insieme di microrganismi residenti nell’intestino (e altrove) e la loro varietà a molteplici patologie, sia gastroenteriche che di altri distretti. Ma non solo: invecchiando la flora intestinale cambia, tende a diventare più carente e la sua composizione cambia, tanto che alcuni gruppi di ricerca studiano il microbiota come chiave per comprendere meglio anche la longevità.

Invecchiando però non cambiano solo i residenti intestinali: contemporaneamente all’alterazione dei microbi, sono più frequenti malattie neurodegenerative, così come ridotte capacità di memoria. Una coincidenza che ha spinto Behera e colleghi a indagare la possibile correlazione tra le due condizioni: variazione del microbiota intestinale e alterazioni cognitive. E a cercare di capire se il solfuro di allile, una sostanza contenuta nell’aglio cui si associano proprietà benefiche, potesse avere qualche ruolo.

Il solfuro di allile ringiovanisce la memoria

Per capirlo, i ricercatori hanno osservato, nei topi, se l’assunzione di aglio, o meglio di solfuro di allide, potesse avere degli effetti sulla memoria nel periodo senile. In particolare gli scienziati hanno paragonato un gruppo controllo di giovani cavie (4 mesi di età) con due gruppi di roditori più “anziani” (entrambi 24 mesi di età), uno alimentato con solfuro di allile quotidianamente e l’altro no. I risultati hanno dimostrato che il gruppo “anziano” alimentato con la sostanza contenuta nell’aglio aveva una memoria paragonabile a quella dei topolini più giovani e superiore rispetto ai coetanei che non avevano ricevuto il composto. Inoltre il gruppo che aveva assunto il solfuro di allile manteneva una buona qualità del microbiota intestinale rispetto ai non trattati. A livello molecolare, gli scienziati hanno osservato che l’assunzione del solfuro di allile era collegata a livelli più elevati di una sostanza, l’NDNF (neuronal-derived natriuretic factor), coinvolto nel consolidamento della memoria a breve e lungo termine rispetto al gruppo non trattato. Quando l’attività dell’NDNF era ripristinata però si osservava un miglioramento della memoria negli animali anziani non trattati.

Solfuro di allile, un nuovo antiaging?

Secondo il team di Behara l’assunzione di solfuro di allile crea condizioni che favoriscono il mantenimento di un sano microbiota intestinale, laddove l’aumentare dell’età ne comporterebbe invece una progressivo danno, e si associa al mantenimento della capacità mnemoniche. Forse, azzardano gli scienziati, l’azione della sostanza contenuta nell’aglio sulla memoria potrebbe svolgersi tramite l’effetto sui batteri, anche se serviranno altri studi sul tema per capire le reali potenzialità del solfuro di allide come antiaging di interesse terapeutico e il legame tra microbiota e declino cognitivo.

Riferimenti: Experimental Biology 2019

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