Steve CollGhost Wars. The secret history of the CIA, Afghanistan and Bin Laden, from the Soviet Invasion to September 10, 2001 Penguin, 2005pp. 738, euro 14,68Il libro del premio Pulitzer Steven Coll promette molto più di quello che contiene. Descrive la storia dell’intervento della Central Intelligence Agency (CIA) in Afghanistan dal 1980 al 2001, fino al giorno precedente l’attacco alle torri gemelle dell’11 Settembre. Quindi sembrerebbe riferirsi principalmente all’esistenza di accordi segreti tra Bin Laden, la sua organizzazione e i servizi statunitensi. Leggiamo nella quarta di copertina che il libro conterrebbe la storia più accurata fino a ora prodotta del “coinvolgimento segreto” della CIA nello sviluppo di Al Qaeda. Ma di Al Qaeda non si trovano tracce nelle prime 200 pagine del libro, dove vengono invece descritte le gesta di vari gruppi islamici appartenenti alla fratellanza musulmana in Arabia Saudita, Pakistan e Afghanistan intenti a organizzare la Jihad. Ma se libro è dettagliatissimo nel descrivere le gesta di agenti dei servizi segreti, mujhaeddin e capi – tribù afgani, sembra proprio essere scarno di dettagli sul ruolo di Bin Laden e sui rapporti tra Bin Laden e la CIA. Dopo aver narrato le vicende di questi ultimi, l’autore decide infatti di dirci quasi en passant che in verità non vi fu alcun contatto – almeno secondo i rapporti CIA – tra Bin Laden e i servizi americani nel corso degli anni Ottanta. Se dunque Bin Laden e Al Qaeda sembrano essere un po’ specchi editoriali per allodole, non mancano interessanti dettagli storici sul ruolo dei servizi segreti americani in quelle che l’autore definisce come “guerre fantasma”. Coll infatti ricostruisce l’intervento della CIA nel conflitto afghano immediatamente dopo l’invasione del paese da parte dell’esercito sovietico a supporto del governo filocomunista di Najibullah. Il ruolo dei servizi segreti Usa fu principalmente di finanziare tutti quei soggetti che si ribellavano all’invasione dei russi. Attraverso una rete di rapporti con i servizi sauditi e pakistani, la CIA dotava i ribelli di mezzi di trasporto, armi, munizioni e perfino missili terra-aria come gli Stinger, molto efficaci contro gli elicotteri sovietici, ma che alla fine del conflitto avrebbero generato preoccupazione circa la possibilità di essere venduti o utilizzati in altri conflitti. Il supporto economico della CIA nei confronti di questi gruppi islamici – attraverso i servizi segreti del Pakistan – cresce nel corso degli anni Ottanta quando viene deciso di influenzare direttamente il processo di “autodeterminazione” del governo afghano attraverso l’instaurazione di un regime filo-pakistano. Tuttavia verso la fine del decennio all’interno dell’Agenzia aumenta il dissenso verso questa strategia, e pertanto inizia nel 1992 il disimpegno economico e politico in Afghanistan. Da quel momento in poi, anche e soprattutto a causa dei primi attacchi terroristici contro gli Stati Uniti (si pensi per esempio al primo attacco contro una delle torri gemelle nel 1993, o a quello alle ambasciate americane in Africa del 1995), tra Bin Laden e gli Stati Uniti è guerra aperta. Ecco quindi di cosa veramente tratta questo libro: fino al 1992 la CIA e Bin Laden si ritrovano quasi “dalla stessa parte” nelle guerre fantasma (ma non a contatto diretto). Entrambi finanziano gruppi musulmani che tentano di prendere il controllo dell’Afghanistan ed entrambi per un certo periodo hanno amicizie in comune specialmente per quello che riguarda i servizi dell’Arabia Saudita e del Pakistan. La CIA non comprese fino in fondo le conseguenze che queste attività di finanziamento e supporto avrebbero potuto determinare: quando se ne resero contro era ormai troppo tardi. La sua azione aveva di fatto creato le condizioni per lo sviluppo e il rafforzamento di Al Qaeda. E quando la CIA capì che Al Qaeda rappresentava un potenziale pericolo, la reazione fu tardiva e per molti aspetti poco efficace.





