Dopo oltre cinquant’anni dall’ultima missione sulla Luna — l’Apollo 17, nel dicembre 1972 — l’umanità si prepara di nuovo a lasciare l’orbita terrestre con la missione Artemis II. Questo volo segna il primo test con equipaggio del programma Artemis, progettato per dimostrare le capacità di volo nello spazio profondo e preparare il terreno alle missioni successive che porteranno astronauti a tornare sulla superficie del nostro satellite naturale con Artemis III. Questa missione avrà una durata di circa dieci giorni e porterà quattro astronauti in un viaggio attorno alla Luna e ritorno. Il lancio di Artemis II, ha appena comunicato la Nasa, è previsto non prima di marzo 2026
Programma di volo
Tutto avrà inizio al Kennedy Space Center, in Florida, dal Launch Pad 39B, dove è posizionato il razzo Space Launch System (SLS) Block 1, alto circa 98 metri. Sulla sommità del vettore si trova la navicella Orion, sviluppata dalla Nasa con il contributo dell’Agenzia Spaziale Europea, e progettata per trasportare l’equipaggio e garantire la sicurezza durante il volo nello spazio profondo. A bordo ci saranno Reid Wiseman (comandante), Victor Glover (pilota), Christina Koch e Jeremy Hansen (specialisti di missione). A bordo di Orion, che offre circa 9,3 m³ di volume abitabile, gli astronauti avranno accesso ai sistemi di supporto vitale, ai controlli di volo e agli strumenti necessari allo svolgimento del volo; sarà la loro casa per tutta la durata della missione.
La partenza
Al T‑0 del countdown, i quattro motori RS‑25 derivati da quelli dello Shuttle e i due booster a propellente solido si accenderanno, generando una spinta complessiva di circa 39,2 MN. Il veicolo lascerà la rampa di lancio mentre l’equipaggio avvertirà la progressiva accelerazione, assicurato ai sedili. Dopo il lancio, Orion raggiungerà una prima orbita terrestre ellittica con un’altitudine compresa tra circa 185 e 2.250 chilometri. Questa fase orbitale durerà poco più di 90 minuti e includerà la prima accensione dell’Interim Cryogenic Propulsion Stage, necessaria a stabilizzare la traiettoria iniziale. Successivamente, la navicella entrerà in una seconda orbita più ampia, della durata di circa 23,5 ore, con un’ellisse compresa approssimativamente tra 185 e 74.000 chilometri di altitudine. A titolo di confronto, la Stazione Spaziale Internazionale opera in un’orbita quasi circolare a circa 400 chilometri sopra la superficie terrestre.
In orbita terrestre
Dopo l’accensione per l’ingresso nell’orbita alta, Orion si separerà dallo stadio superiore Icps. Prima di essere smaltito attraverso l’atmosfera terrestre, lo stadio verrà utilizzato come bersaglio per una dimostrazione di operazioni di prossimità. In questa fase l’equipaggio eseguirà manovre di avvicinamento e allontanamento, utilizzando i sistemi di controllo di Orion per valutare la manovrabilità della navicella e le prestazioni dell’hardware e del software di bordo. Le operazioni saranno supportate dalle telecamere esterne e dall’osservazione diretta attraverso i finestrini. La dimostrazione fornirà dati ed esperienza operativa difficilmente ottenibili a terra e servirà da preparazione alle future attività di rendez-vous, operazioni di prossimità, attracco e distacco in orbita lunare previste a partire da Artemis III. Conclusa questa fase, il controllo di Orion verrà restituito ai controllori di missione a Houston. Gli astronauti potranno quindi togliere le tute Orion Crew Survival System indossate per il lancio e trascorrere il resto della missione in abiti interni, fino alla preparazione per il rientro atmosferico e il recupero in mare.
La fase di test
Mentre la navicella si troverà ancora in prossimità della Terra, l’equipaggio valuterà le prestazioni dei sistemi di supporto vitale, responsabili della generazione dell’aria respirabile e della rimozione di anidride carbonica e vapore acqueo prodotti dalla respirazione, dal parlato e dall’attività fisica. Il lungo periodo in orbita terrestre consentirà di testare tali sistemi sia durante le fasi di maggiore attività dell’equipaggio sia durante il sonno e verificare l’intero spettro operativo in vista del sorvolo lunare. Durante questa fase, Orion testerà anche i sistemi di comunicazione e navigazione. In alcuni tratti dell’orbita ellittica, la navicella opererà oltre la copertura dei sistemi di navigazione terrestri convenzionali, consentendo una verifica anticipata delle capacità del Deep Space Network, che sarà fondamentale durante il viaggio verso e intorno alla Luna.
In viaggio verso la Luna
Completate le attività di valutazione in orbita terrestre, Orion eseguirà la manovra di iniezione translunare. Il modulo di servizio fornirà la spinta necessaria per inserire la navicella sulla traiettoria diretta verso la Luna. Il viaggio di andata durerà circa quattro giorni e porterà Orion a sorvolare il lato lontano del nostro satellite naturale. Durante questa fase, l’equipaggio continuerà a testare i sistemi di bordo, a esercitarsi nelle procedure di emergenza e a verificare l’efficacia del rifugio contro le radiazioni. La traiettoria prevista descrive un percorso a forma di otto che si estenderà per oltre 370.000 chilometri dalla Terra prima dell’inversione di rotta. Gli astronauti effettueranno osservazioni lunari, documentate con fotografie e registrazioni audio, e condurranno esperimenti per raccogliere dati sugli effetti dei voli nello spazio profondo sul corpo e sulla mente umana.
Ritorno alla Terra
Il viaggio di ritorno seguirà una “traiettoria di ritorno libero”, che sfrutta la gravità terrestre per riportare naturalmente Orion verso il nostro pianeta. La navicella rientrerà nell’atmosfera terrestre con una velocità iniziale di circa 11 km/s (circa 40.000 km/h). Il successivo dispiegamento di enormi paracadute ne rallenterà la discesa, consentendo un ammaraggio sicuro nell’Oceano Pacifico, al largo della costa della California. Lì, l’equipaggio verrà recuperato, dopo dieci giorni nello spazio.





