L’attività fisica potrebbe aumentare il rischio di sclerosi laterale amiotrofica

via Pixabay

Età, sesso maschile, abitudine al fumo e mutazioni genetiche specifiche. Questi sono i principali fattori di rischio della sclerosi laterale amiotrofica, una rara patologia neurodegenerativa (del gruppo delle malattie del motoneurone, che hanno colpito anche Stephen Hawking). Oggi all’elenco dei fattori di rischio si aggiungerebbe anche l’attività fisica, soprattutto se vigorosa e svolta regolarmente per lunghi periodi, un’abitudine che invece normalmente è salutare e raccomandata. A individuare il legame fra sport e queste patologie è un nuovo studio internazionale, svolto da ricercatori olandesi, irlandesi e italiani, che è stato pubblicato su The Journal of Neurology Neurosurgery & Psychiatry.

Anche alla luce del risultato odierno, i ricercatori sottolineano che l’esercizio fisico non rientra fra i fattori primari di rischio per la Sla e non c’è un legame causale. Tuttavia, questo dato può diventare importante in soggetti già predisposti geneticamente alla malattia, cioè nelle persone che non hanno sviluppato la Sla ma che hanno specifiche mutazioni genetiche associate: in questo caso tener conto del legame con l’attività fisica può diventare rilevante.

Già in precedenza, alcuni studi avevano mostrato un potenziale collegamento fra Sla e alcuni fattori, fra cui fumotraumi fisici, nonché mestieri che richiedono uno sforzo corporeo costante o in cui si pratica sport a livello agonistico. Il primo caso di cronaca famoso, nella prima metà del ‘900, è quello di Lou Gehrig, noto ex giocatore di baseball colpito dal morbo che prende il suo nome e che oggi si chiama proprio sclerosi laterale amiotrofica.

Per capire se la correlazione fra sport intenso e malattia è effettivamente verificata, gli autori hanno messo insieme i risultati di studi già pubblicati, in un’analisi che fornisce un’evidenza di classe 1 – una garanzia che indica che il risultato della ricerca è della più alta qualità scientifica e si ottiene, come in questo caso, nelle revisioni sistematiche di più di uno studio di buona qualità.

Il risultato è stato ottenuto dall’analisi dei dati di più di 1500 pazienti di età di circa 60 anni, che avevano appena ricevuto la diagnosi di sclerosi laterale amiotrofica, messi a confronto con un gruppo di controllo di oltre 2900 persone senza questa malattia. I partecipanti fornivano un quadro preciso delle loro abitudini di vita, incluso l’essere fumatori o meno, il consumo di alcol, il tipo di lavoro svolto e l’attività fisica. L’intensità di quest’ultima è stata misurata attraverso il Metabolic Equivalent of Task (Met), un parametro spesso utilizzato in ambito clinico che misura la quantità di energia (le calorie) spese durante un minuto di attività fisica. Per ciascun partecipante, i ricercatori hanno stimato un punteggio Met complessivo, ottenuto dalla somma dei punteggi di ciascuna attività fisica (svolta per ragioni di lavoro, come hobby o come sport) moltiplicati per le ore settimanali e per gli anni nei quali è stata praticata. Questo valore totale è stato poi messo in relazione col rischio di sclerosi laterale amiotrofica.

L’attività fisica, sia quella svolta per ragioni di lavoro (nelle occupazioni in cui lo sforzo fisico è l’elemento centrale) sia come abitudine del tempo libero, nei pazienti con la diagnosi di Sla, è risultata fra gli elementi associati ad un maggior rischio della malattia. E questo dato rimane valido anche eliminando le principali mutazioni genetiche alla base della patologia, quelle che coinvolgono il gene c9orf72. Tale associazione si manifesta in maniera importante nel caso in cui si svolgano per un lungo periodo di tempo esercizi vigorosi, cioè con alto consumo di energia – come attività sportive a grande dispendio energetico (o sport a livello professionale) oppure mestieri in cui ci si sforza molto. In base ai risultati, il rischio risulta aumentato del 6% per attività fisica nel tempo libero sommata al dispendio energetico durante il lavoro. Un dato non nuovo, questo, ed in linea con la maggiore incidenza della malattia nella categoria degli ex atleti professionisti.

La sclerosi laterale amiotrofica è una patologia rara che colpisce da 1 a 3 persone su 100mila (maggiormente il sesso maschile) ed insorge solitamente dopo i 50 anni di età. Un gruppo molto ristretto, che rende la Sla una malattia rara, all’interno del quale tuttavia un esercizio fisico intenso può incidere negativamente. Il tutto senza dimenticare però che l’attività fisica ha dimostrato di essere uno scudo protettivo contro malattie cardiovascolari potenzialmente fatali, diabete, tumori, e di essere associata ad una riduzione importante della mortalità per tutte le cause.

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