Il Big Bang non convince, a partire dal nome

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(Credits immagine: Gerd Altmann da Pixabay)

In principio era il Big Bang, diremmo: l’inizio del cosmo. Anche senza essere appassionati, più o meno tutti ne abbiamo sentito parlare. Forse ci viene da immaginarlo come un’immane esplosione, ma è più corretto parlare di espansione: l’universo a condizioni di temperature e densità elevatissime comincia, in un istante, a estendersi, come fa tuttora. Eppure c’è qualcuno che non è d’accordo. È James Peebles, proprio il cosmologo che ha ricevuto quest’autunno il Nobel per la fisica per il suo straordinario contributo agli studi astronomici. Peebles sostiene che se possiamo ricostruire bene l’evoluzione dell’universo, a partire dai primissimi secondi, non possiamo però affermare cosa è accaduto nel primo istante, poiché non ci sono osservazioni sperimentali. E tuttavia non è neppure l’unico ad avanzare dubbi sul Big Bang.

All’astronomo non va anzitutto il nome di Big Bang. Evidentemente evoca un’esplosione. Ma più sottilmente, come ha raccontato a Phys.org, “tira in ballo le nozioni di evento e di posizione, entrambe le quali sono abbastanza sbagliate”. Il problema, per Peebles, è che riteniamo questo Big Bang l’inizio, ma, prosegue “non abbiamo alcuna buona teoria su qualcosa di simile a un inizio”.

In effetti sappiamo ricostruire la cronologia dell’universo, indietro fino ai suoi primissimi istanti. Il primo apparire dei fotoni, soltanto dieci secondi dopo, l’inziale stadio di plasma di elettroni e fotoni e la formazione dei nuclei di elio e idrogeno. E poi il lento e inesorabile raffreddamento che ha permesso ai nuclei di legarsi con gli elettroni. Di quell’epoca una ricerca ne ha persino ricostruito il colore: arancio fuoco. Da lì in poi è tutto un formarsi di galassie e corpi che si allontanano in un cosmo sempre più freddo. Questa è, per Peebels, una teoria e ben testata dell’evoluzione dell’universo.

Peebels non è di certo uno sprovveduto. Dagli anni Settanta le sue ricerche hanno dato un contributo fondamentale proprio alla comprensione dei meccanismi dell’evoluzione dell’universo. Oggetto principale del suo studio è stato la radiazione cosmica di fondo, l’impronta di quei primi istanti che oggi permea l’universo. Oggi quell’eco di cosa è accaduto in principio è freddissima e molto vicina allo zero assoluto e Peebels ha elaborato un modello per spiegarne il calo della temperatura. Per queste ragioni l’Accademia di Svezia ha deciso di attribuirgli quest’anno il premi Nobel per la fisica assieme a Michel Mayor e Didler Queloz.

Nonostante, insomma, abbia gettato le basi teoriche anche di quella teoria che chiamiamo teoria inflazionale, vale a dire di un’espansione repentina, in frazioni di frazioni di secondo, a partire da un punto di densità e temperatura elevatissime, Peebels continua a non amare la teoria. Poiché, sostiene, “per quanto bella, conta davvero poche prove dalla sua”. Mancano evidenze sperimentali per dire cosa è accaduto prima di quei primi secondi che sappiamo ricostruire.

Non è l’unico però l’unico oggi a mettere in questione come immaginiamo il Big bang. Sulle pagine di New Scientist, infatti, un altro astrofisico, Dave Hooper, si interroga sul ruolo della materia oscura, che ancora sfugge alle nostre osservazioni. Ed è proprio la materia oscura così invisibile a dar da pensare ai cosmologi perché interagisca così poco con la materia che conosciamo (si pensa solo attraverso la gravità) e come sia arrivata a essere così. Dunque quando si sia formata nelle prime fasi dell’universo.

Al momento tuttavia, è ancora presto per mandare in soffitta la teoria del Big Bang, per quanto Peebles continui a dire che si tratta appunto soltanto di una teoria senza prove. Quanto al suo nome, ironizza: “mi sono arreso, uso anche io ‘Big Bang’ e non mi piace”.

Via: Wired.it

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(Credits immagine: Gerd Altmann da Pixabay)