“Broomgate”: il curling bandisce le scope high tech

(Credits: via Pixabay)
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Un nuovo caso di “doping tecnologico” sta agitando il mondo dello sport, ma stavolta la disciplina coinvolta è tra le più insospettabili: si tratta del curling, il gioco simile alle bocce in cui i giocatori spazzano freneticamente una pista di ghiaccio per favorire lo scorrimento di una pesante pietra di granito. Il caso, già battezzato “Broomgate”, riguarda proprio le scope utilizzate per “spazzolare” il campo di gioco: la Hardline Curling ha infatti messo in commercio un nuovo modello di scopa, la icePad, la cui tecnologia avanzata avrebbe l’effetto di ridurre drasticamente l’incidenza dell’abilità tecnica dei giocatori (detti sweepers) impiegati nella delicata operazione di spazzolamento. Dopo che quaranta tra i migliori giocatori professionisti hanno firmato un “accordo tra gentiluomini” impegnandosi a non utilizzare la nuova scopa, la World Curling Federation ha deciso di bandire temporaneamente la icePad per la stagione 2015/2016, riservandosi di approfondire la questione anche con l’aiuto degli stessi atleti.

Lo sfruttamento più o meno lecito delle leggi della fisica è stato spesso fonte di controversie nel mondo dello sport. Tra le più recenti, lo scandalo “Deflategate” nel football americano, con i New England Patriots accusati di aver gonfiato i palloni a una pressione inferiore a quella regolamentare, o il caso dei costumi high-tech in poliuretano dei nuotatori, banditi dal 2010, il cui utilizzo aveva portato in poco tempo a polverizzare numerosi record mondiali.

Ma come si è arrivati invece al “Broomgate”? Il punto di partenza è semplice: benché il curling sia spesso bersaglio di facili ironie, la fisica alla base di questo sport è tutt’altro che banale, tanto da essere stata oggetto in passato di numerosi articoli scientifici.

Nel curling, tutto o quasi si basa sull’interazione tra il piano di ghiaccio e la superficie inferiore della pietra di granito fatta scorrere dal lanciatore. Lo scopo dell’energico spazzolamento della pista di ghiaccio da parte dei giocatori è quello di ridurre il più possibile l’attrito tra le due superfici, in modo da diminuire la progressiva decelerazione della pietra e farla arrivare più lontano, ma anche ridurre la probabilità che curvi, deviando quindi da una traiettoria rettilinea. L’obiettivo del gioco è infatti quello di avvicinare il più possibile la pietra al centro di una piccola zona-bersaglio, composta da quattro cerchi concentrici colorati.

Se però il lancio non è ben eseguito, potrebbe essere necessario anche rallentare o far curvare la pietra per correggere la traiettoria. È soprattutto in quest’ultimo caso che diventa determinante l’abilità dei giocatori impegnati nello spazzolamento.

Ma in che modo la nuova icePad fa la differenza? Le scope tradizionali tipicamente hanno setole composte da peli di animale o materiali sintetici, che creano essi stessi attrito con il ghiaccio, costringendo così i giocatori a uno sforzo ancora maggiore. Inoltre, ed è questo il punto chiave, l’attrito generato da queste setole coinvolge un’area del piano di ghiaccio ben più ampia di quella realmente a contatto con la pietra, con una conseguente spesa inutile di energia per gli sweepers. La scopa icePad, come si legge nel sito della Hardline Curling, è invece realizzata con un tessuto “direzionale” che ha l’effetto di generare attrito solo nella zona dove la pietra è realmente a contatto con il ghiaccio. La conseguenza è che i giocatori hanno un controllo senza precedenti sulla direzione di moto della pietra, favorito però dalla tecnologia della scopa e non dalla loro abilità. È proprio questo l’aspetto che ha generato le maggiori perplessità tra gli atleti, convinti che questa innovazione rischierebbe di rendere fin troppo semplice la “correzione” di un lancio sbagliato. “Se fai un grande lancio, io voglio che tu faccia un punteggio alto, ma se fai un pessimo lancio non meriti di ottenere un grande risultato”, ha commentato pungente l’ex campione olimpico canadese Ben Hebert.

Per uscire dall’impasse, la World Curling Federation ha organizzato nelle scorse settimane a Ottawa uno Sweeping Summit, dove undici top players e un team di scienziati del Canada’s National Research Council hanno testato più di cinquanta scope diverse, tra cui naturalmente la icePad, per verificare il loro impatto sulle traiettorie delle pietre sul ghiaccio. Ora i dati saranno analizzati e a settembre verrà presa una decisione definitiva sul destino della icePad.

 

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