Cannabis: il Cbd contrasta i pericoli del Thc

cbd

Il Thc è probabilmente il più noto tra i principi attivi contenuti nella cannabis. È il principale responsabile dei suoi effetti psicoattivi, ma anche dei suoi effetti collaterali: dipendenza, crisi di ansia, paranoie, attacchi di panico e simili. La natura comunque sembra aver pensato anche alla soluzione: il cannabidiolo (cbd), contenuto in quantità più o meno elevate in base a varietà e formulazioni della cannabis, aiuterebbe infatti a contrastare gli effetti più deleteri del Thc. Un autentico antidoto, di particolare interesse in un periodo in cui il trend globale sembra protendere verso la legalizzazione (o liberalizzazione) del consumo medico e ricreativo della cannabis. Di cui un nuovo studio dello University College di Londra aiuta oggi a conoscere più a fondo gli effetti.

Cbd: i primi dati dal vero

La ricerca, pubblicata sul Journal of Psychopharmacology, è una delle prime a studiare gli effetti della cannabis naturale sul cervello umano, monitorando in diretta i cambiamenti che avvengono nell’attività cerebrale dei consumatori attraverso la risonanza magnetica funzionale. Fino ad oggi, infatti, la maggior parte degli studi si erano concentrati sugli effetti dei singoli principi attivi, utilizzando per lo più molecole sintetizzate in laboratorio e non autentici vapori di marijuana. In questo modo – spiegano gli autori del nuovo studio – è però più difficile stabilire i reali effetti che subisce il cervello di un consumatore di spinelli, e come questi cambino utilizzando le differenti varietà di marijuana presenti oggi sul mercato (legale ed illegale che sia). Era tempo, insomma, di una verifica dal vero.

Tre tipi di cannabis

Allo studio hanno partecipato 17 volontari di entrambi i sessi, tutti consumatori abituali, ma non assidui (non più di 3 canne a settimana, per essere precisi), di cannabis. Grazie a un vaporizzatore, i ricercatori hanno fatto inalare ai partecipanti i vapori prodotti da una tra tre differenti varietà di marijuana: una definita “ad alta potenza”, praticamente priva di Cbd e contenente circa 8 milligrammi di Thc per 133 di cannabis, una seconda con lo stesso contenuto di Thc e circa 10 milligrammi di Cbd, e una terza “placebo” priva dei due principi attivi. Dopo aver concesso circa mezzora alle sostanze per fare effetto (secondo gli autori la dose inalata dai partecipanti era equivalente a quella che si riceve fumando circa il 25% di uno spinello medio del Regno Unito), i ricercatori hanno sottoposto tutti i volontari a una risonanza magnetica funzionale, per studiare i cambiamenti prodotti dalla droga alla loro attività cerebrale.

Cbd: un antidoto naturale

Le analisi si sono concentrate su due network cerebrali: il default mode network, estremamente attivo durante la veglia quando non ci concentriamo su alcun compito specifico, e ritenuto quindi responsabile di attività di introspezione, memoria e ragionamento morale; e il cosiddetto salience network, attivo invece quando prestiamo attenzione a qualche stimolo esterno. Nei volontari che avevano assunto la cannabis ad alta potenza, i ricercatori hanno osservato una compromissione del funzionamento di entrambi questi network cerebrali. E nel caso del salience network, simili alterazioni sono state associate, in studi precedenti, allo sviluppo di dipendenza e a un aumento del rischio di sviluppare psicosi e altri disturbi psichiatrici. Nei partecipanti che hanno assunto la cannabis ad alto contenuto di Cbd, invece, i cambiamenti nell’attività di entrambi i circuiti cerebrali sono risultati di portata estremamente limitata.

Un particolare che, secondo gli autori dello studio, porta nuove prove a sostegno dell’effetto benefico del Cbd. Probabilmente capace di contrastare gli effetti più rischiosi del Thc, e a cui andrebbe prestata particolare attenzione nei paesi in cui sta venendo liberalizzato il consumo ricreativo di cannabis – si legge nello studio – stabilendo magari la necessità di un contenuto minimo per le varietà legalmente presenti sul mercato, in modo da proteggere i consumatori dagli effetti collaterali, acuti e cronici, che possono essere associati al consumo di marijuana. “La cannabis sta diventando legale in un numero crescente di nazioni – sottolinea Matt Wall, uno dei ricercatori dello University College di Londra che ha partecipato allo studio – e i consumatori dovrebbero quindi avere quanto meno il diritto a una scelta informata quando acquistano queste sostanze, basata sulla conoscenza dei differenti rischi a cui li espongono i differenti tipi di marijuana disponibili”.

Riferimenti: Journal of Psychopharmacology

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1 commento

  1. Buongiorno, trovo gli argomenti trattati estremamente interessanti e giustamente divulgati a scopo scientifico e informativo

    Cordiali saluti
    Roberto Cristiano

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