Comitato CeceniaCecenia. Nella morsa dell’imperoGuerini e associati, 2003pp. 174, euro 12,50“Grozny evoca un poligono di tiro clandestino, lontano dagli sguardi indesiderati. Ci sono talmente tanti ostacoli da superare per arrivarci, tanti rischi da correre che la città sembra lontana, inaccessibile. Condannata a un isolamento totale”. Le parole che si leggono nel libro “Cecenia. Nella morsa dell’Impero” rendono tangibile la situazione di disperazione e di solitudine in cui vivono gli abitanti della Cecenia. Il volume, curato dal Comitato Cecenia, composto da giornalisti, operatori umanitari, medici, funzionari di organizzazioni internazionali e studiosi del Caucaso, fa luce sui molti lati oscuri del conflitto ceceno, sulle ambizioni imperialiste russe, sugli interessi che vi ruotano intorno, sulle violazioni dei diritti umani che lì avvengono. Ma anche sull’inspiegabile silenzio della comunità internazionale. La Cecenia è un piccolo fazzoletto di terra nel Caucaso che conosce la guerra da circa 400 anni. I Ceceni, infatti, hanno resistito a numerosi tentativi di sottomissione o assimilazione che si sono succeduti dai tempi degli zar a quelli di Stalin e oggi di Putin. Sopravvissuti alla deportazione in Asia centrale ordinata da Stalin, durante la quale morì un terzo della popolazione dell’epoca, negli ultimi dieci anni i ceceni hanno visto la loro terra divenire teatro di due guerre: la prima, avviata nel 1994dall’allora presidente Boris Eltsin, ha causato la morte di più di 100mila persone; la seconda, voluta nel 1999 da Vladimir Putin per combattere il terrorismo, ha fatto altrettante vittime. “Negli ultimi dieci anni 200mila ceceni, il 20 per cento della popolazione, sono morti; 300mila ceceni, cioè il 30 per cento della popolazione, hanno dovuto abbandonare le loro casi per rifugiarsi nei campi profughi”, si legge nella prefazione del libro scritta da Olivier Dupuis, eurodeputato e segretario generale del Partito Radicale Transnazionale. Per non parlare dei feriti, dei mutilati, dei dispersi che sono sopravvissuti a violenze e torture di ogni genere. Ma il dramma ceceno, che rasenta il genocidio, non ha mai goduto dell’attenzione dell’opinione pubblica e della comunità internazionale. Le autorità russe hanno infatti reso molto difficile l’ingresso dei giornalisti nella Repubblica cecena, ricorrendo a misure restrittive, ostacoli burocratici e alimentando un clima di totale insicurezza. Ricordiamo l’assassinio del corrispondente di Radio Radicale Antonio Russo avvenuto il 16 ottobre del 2000 a Tblisi, capitale della Georgia, base per il reporter per entrare in Cecenia e filmare i crimini perpetuati nel corso della guerra civile tra le truppe russe e i guerriglieri islamiciNelle ultime pagine del libro si prospettano diverse azioni per risolvere la questione cecena. Prima fra tutte quella politica: che la comunità internazionale prenda in considerazione il piano di pace proposto dal governo Maskhadov che prevede l’istituzione di un’amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite in Cecenia. Solo in questo modo, affermano gli autori, si può sperare che il popolo ceceno torni a conoscere la pace e la democrazia.





