Oms: “L’epidemia non si ferma, contro ebola cambiamo strategia”

contro ebola

Una nuova strategia di vaccinazione per contrastare in modo più efficace l’epidemia di ebola nella Repubblica Democratica del Congo, la peggiore nella storia del paese e la seconda al mondo per numero di contagi. È il nuovo piano sanitario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), che contro ebola prevede la somministrazione di un dosaggio minore per poter raggiungere un maggior numero di persone. L’intento del piano, che attende l’approvazione del Ministero della Salute congolese, è quello di creare una fascia di isolamento più ampia attorno ai contagiati, interrompendo la catena di trasmissione, ancora fuori controllo. Finora, infatti, non sono bastati i nuovi ed efficaci vaccini per arginare ebola. La diffusione della malattia è infatti favorita dall’instabilità politica e dai conflitti armati nella regione. E anche dalla diffidenza della popolazione nei confronti del sistema di lotta a ebola. È così che dall’agosto scorso a oggi l’epidemia è riuscita a contagiare più di 1600 persone, di cui 1100 sono morte. Un bilancio drammatico in una regione già tartassata da violenze e altre più comuni malattie, che uccidono di più.

(Per approfondire la complessa situazione in Nord Kivu, leggi l'articolo di Galileo)

Isolare ebola con la vaccinazione ad anello

La nuova strategia di vaccinazione contro ebola estende l’anello di isolamento al secondo e al terzo grado di contatto: le vaccinazioni non si limiteranno alle persone colpite e alla loro cerchia di contatti, come accadeva finora, ma coinvolgeranno anche i contatti di contatti di contatti di casi ebola. E saranno chiamate a vaccinarsi anche tutte le persone dei villaggi colpiti da ebola negli ultimi 21 giorni. In questo modo, spiegano gi esperti Oms, si farà terra bruciata attorno alla malattia e, al tempo stesso, si andrà incontro alle esigenze della popolazione: l’estensione delle difese per persone a basso rischio, finora escluse, risponde alle richieste delle comunità locali. Inoltre, per evitare tensioni con le comunità e garantire la sicurezza del personale medico, le vaccinazioni avverranno in un luogo concordato e protetto, lontano dalle case delle persone da vaccinare.

L’intervento prevede la somministrazione di 0,5 ml di vaccino, metà della dose dispensata oggi. “Non bisogna però allarmarsi”, sottolinea l’Oms, “e pensare che questo dosaggio sia insufficiente contro ebola”: si tratta infatti di una doseefficacemente sperimentata nel contrasto all’epidemia del 2015 in Guinea. La popolazione esposta a un rischio minore (secondo e terzo grado di contatto) sarà vaccinata con una dose ancora inferiore, 0,2 ml, quantità che garantirebbe una protezione parziale all’infezione.

I numeri dell’epidemia in Nord Kivu

Dall’inizio dell’epidemia finora sono 110 mila le persone che sono già state vaccinate. Ma non è abbastanza per fermare il dilagare di ebola, che continua a fare morti. Ecco il quadro aggiornato all’11 maggio, secondo i dati dell’Oms:

  • Casi totali: 1680
  • Confermati: 1592
  • Probabili: 88
  • Vittime: 1117
  • Confermate: 1029
  • Probabili: 88

I contagi negli ultimi mesi sono cresciuti. Solo un mese fa, secondo un altro report dell’Oms, i casi confermati erano 1264, 400 in meno. E come racconta un resoconto di Medici Senza Frontiere (sul campo dall’inizio dell’epidemia) a fine marzo, in una sola giornata nera si contati 15 nuovi casi, per 7 dei quali non si è riusciti a ricostruire la catena di contagio.

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L’andamento del contagio di ebola, aggiornato al mese di aprile. Crediti: Organizzazione Mondiale della Sanità

La lotta contro ebola in un contesto di guerra

La malattia è infatti fuori controllo a causa della situazione estremamente critica del Nord Kivu. Da oltre un decennio, la regione è teatro di conflitti, zona di guerra tra il 2004 e il 2008 e oggi ancora insanguinata dai conflitti tra l’esercito congolese e più di cento gruppi ribelli. In questo momento, riporta l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (Unhcr), i gruppi armati operano nelle aree rurali, nel Sud della regione e verso il capoluogo Goma. E la popolazione è esposta a violenze brutali, rapimenti e stupri (qui si registra il più alto numero di abusi sessuali della RDC) generano esodi di massa. Solo nel mese di aprile, secondo quanto riportato dall’Unhcr, 100mila persone hanno dovuto abbandonare le proprie case. In totale si calcola che gli sfollati in Nord Kivu siano oltre un milione. “Si trovano in condizione disperate e l’instabilità della situazione rende impossibile raggiungerli” rende noto l’organizzazione Onu.

In questo quadro drammatico, la gestione dell’emergenza ebola è stata militarizzata, come denunciato da Msf. E questo risponde, secondo la popolazione locale, anche a ragioni politiche, come la sospensione delle elezioni nel dicembre dell’anno scorso a Beni e Butembo, roccaforti dell’opposizione all’ex-governo Kabila. L’alta sfiducia della popolazione nel sistema anti-ebola è sfociata in un’escalation di violenze. Il caso più eclatante è stato quello dei due centri anti-ebola di Katwa e Butempo di Medici Senza Frontiere, dati alle fiamme da mano sconosciuta all’inizio di marzo. Ma in totale da gennaio si contano ormai 42 attacchi contro il personale sanitario, con 84 tra feriti e morti dello staff medico. In mezzo a questo caos, è sempre più difficile operare e l’unico ad aver vinto finora è il temibile virus.  

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