Coronavirus, per quanto si rimane contagiosi?

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(Foto: Annie Spratt on Unsplash)

Sul tema del contagio e sulle vie di trasmissione del nuovo coronavirus Sars-CoV-2 si parlato moltissimo, dalla permanenza sulle superfici alla possibilità che l’infezione possa essere contratta da persone asintomatiche e molto altro. Ma per quanto tempo si è contagiosi, anche da asintomatici, oppure dopo che i sintomi del Covid-19 sono passati? Anche a lungo, giorni o settimane, come ha appena spiegato l’Organizzazione mondiale della sanità e come testimoniano gli esperti in prima linea contro il Covid-19. Questo perché pur non avendo più sintomi si può essere ancora positivi al virus e dunque potenzialmente in grado di trasmettere il virus. Per questo l’Oms, in una guida dedicata, raccomanda di ripetere il test per verificare la negativizzazione. Ma, qualora non sia possibile (nei paesi poveri o dove un sistema sanitario sovraccarico o senza mezzi non lo consenta) di rimanere comunque a casa, in isolamento, per altri 14 giorni dopo la fine dei sintomi. Questo periodo è un periodo-finestra, che serve a proteggere altre persone dai contagi. Ecco quando si è contagiosi e come funziona in Italia.

Quando si è guariti e quando non si è più contagiosi

Non avere più i sintomi non significa necessariamente essere guariti. O meglio, indica che si è si è “clinicamente guariti” secondo la definizione del Consiglio superiore di sanità ma si può ancora avere il test del Sars-CoV-2 positivo. Mentre i “guariti” veri e propri hanno anche il test negativo.

In altre parole, pur essendo asintomatici il virus può essere ancora presente nel nostro corpo e in quel caso si può essere contagiosi. Per questo, anche se la probabilità di infezione da asintomatici è più bassa (ma è comunque presente, come mostrato da vari studi) bisogna stare attenti.

Riguardo alla durata del periodo in cui si è ancora contagiosi alla fine dei sintomi, non c’è una regola fissa, come spiega a Wired Pier Luigi Lopalco, epidemiologo e docente di Igiene all’università di Pisa. “C’è grande variabilità – ha spiegato l’esperto – per cui pazienti che non hanno più la malattia possono risultare ancora positivi al virus per pochissimi giorni, come per due settimane”.

Cosa dicono l’Oms e le altre autorità

Per questo l’Oms raccomanda che le persone positive al nuovo coronavirus e con sintomi lievi, che pertanto sono in isolamento e curate a casa, devono effettuare il test una volta che non hanno più i sintomi, per verificare che sia negativo. Questo è quanto avviene anche in Italia, dove il ministero della Salute indica di testare il paziente quando i sintomi scompaiono e in quello che è da sempre asintomatico ma positivo non prima di 14 giorni dal primo rilievo del virus. Il test deve essere ripetuto per due volte consecutive a distanza di 24 ore l’una dall’altra.

“Fino a che non si ha la conferma della negativizzazione i pazienti non possono uscire e devono rimanere ancora in isolamento – aggiunge Lopalco – e anche dopo si tende a raccomandare di protrarre ancora le misure di precauzione per confermare ulteriormente il dato”.

Senza test restare comunque a casa per 14 giorni

Ma qualora, per altre ragioni, non sia possibile ripetere l’analisi? L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda che la persona rimanga a casa ancora per due settimane, protraendo il periodo di isolamento. “Le persone contagiate con il Covid-19 possono ancora infettare altre persone dopo che smettono di sentirsi malate”, ha detto in uno degli ultimi media briefing Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, “pertanto le misure di precauzione dovrebbero essere messe in atto ancora per due settimane dopo la scomparsa dei sintomi”. E, aggiunge, i visitatori non sono ammessi per 14 giorni.

Quali misure di precauzione

Ma a quali misure di precauzione si riferisce? Tutti i casi risultati positivi, anche con sintomi lievi, devono essere isolati rimanendo in ambito domestico (laddove non sia necessario il ricovero) e non uscendo. E l’isolamento deve proseguire anche dopo la conclusione delle manifestazioni cliniche, per almeno 14 giorni. In questo periodo familiari e caregiver devono continuare ad adottare le stesse precauzioni, come spiega l’Oms, fra cui indossare la mascherina sia per la persona positiva sia per il caregiver.

Via: Wired.it

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Credits immagine: Annie Spratt on Unsplash