COVID-19, non ci sono prove che l’ibuprofene peggiori i sintomi

(Foto: kalhh/Pixabay )

Avete ricevuto via WhatsApp messaggi allarmistici su persone ricoverate in condizioni gravissime per COVID-19 dopo aver assunto ibuprofene? Cancellateli: sono i classici fake. Comunicazioni che hanno cominciato a circolare dopo che alcuni esperti e autorità, come il ministro della Salute francese Olivier Véran, hanno twittato consigliando di evitare di assumere ibuprofene e altri farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans) in caso di sintomi riconducibili alla malattia da nuovo coronavirus, perché potrebbero peggiorare la situazione. Quello che quei messaggi non dicono è che per ora è solo un’ipotesi. In altre parole non esiste al momento nessuno studio scientifico che abbia dimostrato che assumere ibuprofene aumenti il rischio di ammalarsi o peggiori i sintomi della COVID-19.

Ricostruiamo la vicenda. L’11 marzo sulla rivista scientifica Lancet è stata pubblicata una lettera dal titolo Are patients with hypertension and diabetes mellitus at increased risk for COVID-19 infection?, nella quale alcuni esperti in via teorica ipotizzano che i pazienti ipertesi e diabetici potrebbero correre maggiori rischi di contrarre la COVID-19 e di sviluppare una forma seria della malattia per via dei farmaci che assumono. Questi farmaci, infatti, agiscono sull’infiammazione facendo però sì che le cellule aumentino l’espressione sulla propria superficie di particolari molecole chiamate Ace2 – gli stessi recettori utilizzati dal coronavirus Sars-Cov-2 per infettare le cellule.

Cosa c’entra l’ibuprofene? Come altri Fans anche l’ibuprofene aumenta l’espressione degli Ace2. Per quanto plausibile (esistono anche studi precedenti che mostrano come i Fans potrebbero non essere così indicati nel trattamento di alcune malattie dell’apparato respiratorio), però, resta una teoria, per la quale al momento non esistono prove scientifiche a supporto.

Tanto è bastato per innescare il circuito mediatico, con il tweet del ministro francese Véran condiviso più di 43mila volte. Anche il messaggio di Véran nel passaparola è stato un po’ travisato. Il ministro ha consigliato di preferire il paracetamolo all’ibuprofene in caso i sintomi compaiano, ma si è anche rivolto a chi segue una specifica terapia o soffre di patologie pregresse di rivolgersi sempre al proprio medico prima di interromperla o modificarla. Come dire, principio di precauzione sì, ma la scienza medica (e il buon senso) deve prevalere. Bisogna sempre valutare il rapporto rischi-benefici.

Un concetto ribadito anche dal portavoce dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Christian Lindmeier che durante una conferenza stampa a Ginevra ha sottolineato che l’ipotesi è al vaglio degli esperti e che seguiranno indicazioni ufficiali. Nel frattempo, qualora si sviluppi febbre alta e non ci siano controindicazioni al farmaco, preferire il paracetamolo sempre nelle dosi e nei tempi prescritti dai medici.

Via Wired.it

Credits immagine: kalhh da Pixabay 

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