Covid-19, quale ruolo per anticorpi e linfociti T nella risposta al virus?

covid-19
(immagine: Adam Nieścioruk via Unsplash)

Che cosa sappiamo dell’immunità che le persone guarite da Covid-19 sviluppano? Stando a quanto emerso finora, in pratica tutti i pazienti che hanno contratto Sars-Cov-2 e sono guariti hanno prodotto degli anticorpi, ma ci sono teorie contrastanti sulla loro durata (chi dice pochi mesi, chi almeno un anno). Inoltre un recente studio del Karolinska Institutet in Svezia mette sul piatto anche un altro tipo di immunità, quella mediata da linfociti T specifici contro il nuovo coronavirus. Quale ruolo per gli anticorpi e quale per le cellule?

Tutti sviluppano immunità?

La Cina è stata la prima a passare per la fase acuta dell’epidemia di Covid-19 e questo, in un certo senso, ha dato ai ricercatori un vantaggio in termini temporali. Molte delle informazioni di prima mano arrivano proprio da indagini cinesi – dati che attendono di essere confermati o smentiti dagli scienziati del resto del mondo.

Proprio uno studio cinese su quasi 300 pazienti risalente a fine aprile aveva evidenziato come i guariti da Covid-19 avessero sviluppato anticorpi per Sars-Cov-2, avendo trovato in tutti il tipo IgG e nella quasi totalità anche il tipo IgM.

Per Covid-19, inoltre, sono stati individuati anche anticorpi neutralizzanti, cioè molecole prodotte dai linfociti B che sono in grado, appunto, di neutralizzare il patogeno: lo rendono inoffensivo, non più in grado di infettare o provocare danni all’organismo.

Va detto che la presenza di anticorpi, di qualsiasi tipo si tratti, non è garanzia di immunità assoluta. Come accennato, le diverse tipologie di molecole immunitarie hanno caratteristiche e compiti differenti, e la protezione che possono conferire nei confronti di un determinato agente patogeno dipende molto dai loro livelli nel plasma. In altre parole al di sotto di una soglia minima – che al momento non si sa quale sia – sono inefficaci, senza contare che il titolo anticorpale cala nel tempo.

Quanto dura l’immunità anticorpale?

E infatti, la persistenza degli anticorpi prodotti resta incerta. Se in un primo momento si pensava (o sperava) che l’immunità anticorpale per Sars-Cov-2 potesse durare almeno un anno (come appurato per i coronavirus di Sars e Mers), oggi questo viene messo in dubbio: un piccolo studio cinese pubblicato su Nature Medicine ha registrato un rapido calo dei livelli di anticorpi (dopo 2-3 mesi dalla guarigione) nel plasma sia dei pazienti sintomatici sia di quelli che hanno manifestato una sintomatologia lieve o nessuna. Se così fosse anche chi ha già contratto il virus una volta potrebbe tornare vulnerabile dopo poco tempo. Questo risultato, inoltre, aumenta l’incertezza sui dati sulla diffusione del virus nella popolazione: se chi si è infettato perde rapidamente gli anticorpi potrebbe risultare negativo ai test sierologici.

Immunità oltre gli anticorpi: il ruolo dei linfociti T

L’immunità conferita dagli anticorpi, però, non è l’unica possibile. Alcuni gruppi sostengono che un’altra arma dell’organismo per difendersi da Sars-Cov-2 sia l’immunità cellulare attraverso lo sviluppo di linfociti T specifici.

Già a maggio un team del Center for Infectious Disease and Vaccine Research di La Jolla aveva reso noto dalle pagine di Cell di aver trovato cellule T che rispondono in modo specifico agli antigeni di Sars-Cov-2 anche in campioni biologici prelevati diverso tempo prima dello scoppio della pandemia, ipotizzando una certa cross-reattività con coronavirus simili (bisogna ricordare infatti che esistono almeno 4 coronavirus che provocano raffreddore nell’essere umano).

Il ruolo dei linfociti T

Più di recente a sottolineare il ruolo dei linfociti T in questo confuso e incerto panorama sono i ricercatori del Karolinska Institutet in Svezia che hanno valutato la presenza di anticorpi e cellule T in 200 persone (in parte donatori di sangue, in parte pazienti guariti da Covid-19), concludendo che per ogni persona che risulta positiva agli anticorpi ce ne sarebbero altre due che possiedono linfociti T specifici contro il nuovo coronavirus. Ciò significherebbe che esistono molte più persone che possiedono un qualche tipo di immunità al nuovo coronavirus rispetto a quelle rilevate solo dai test sierologici – un dato che sosterrebbe l’idea che gli anticorpi svaniscono dopo poco tempo.

A questo punto emergono nuove domande: l’immunità cellulo-mediata protegge le persone da una nuova infezione? Se sì, per quanto tempo? E poi, l’azione dei linfociti T specifici contro il nuovo coronavirus protegge solo l’ospite contenendo gli effetti della nuova infezione o impedisce anche al virus di trasmettersi ad altri?

A tutto ciò bisogna aggiungere un ulteriore grado di complessità, ossia l’eventualità non remota che la risposta immunitaria, nelle sue varie declinazioni, vari molto da persona a persona.

Solo continuando a studiare su un numero sempre più ampio di persone potremo svelare i misteri del nuovo coronavirus.

Immagine: Adam Nieścioruk via Unsplash