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Dal cervello all’occhio

Lo stesso Charles Darwin ammetteva che sembrava impossibile che l’occhio umano si fosse evoluto attraverso mutazioni spontanee e selezione naturale. Ma Detlev Arendt e Jochen Wittbrodt, ricercatori dello European Molecular Biology Laboratory di Heidelberg, potrebbero aver spiegato come è accaduto. Come riportato su Science, i ricercatori hanno trovato delle strutture molto simili a coni e bastoncelli dell’occhio umano nel cervello di un verme marino, il Platynereis dumerilii. Si tratta di un vero e proprio fossile vivente, ancora del tutto simile a uno suo antenato vissuto 600 milioni di anni fa. La teoria proposta suggerisce che sarebbero state proprio delle strutture presenti nel cervello a migrare per formare l’occhio nelle specie superiori. Questo spiegherebbe l’assenza di organi visivi nelle specie meno evolute. Ci si aspetterebbe quindi, oltre a una somiglianza morfologica, anche una simile struttura molecolare tra le cellule cerebrali del Platynereis e le cellule di cui coni e bastoncelli. Questa ulteriore conferma è arrivata da Kristin Tessmar-Raible, sempre dell’Embl. Studiando le cellule del verme, ha individuato una molecola fotosensibile, chiamata opsina, molto simile a una molecola presente nella retina dei vertebrati. E’ chiaro quindi che le cellule dell’animale marino e quelle della retina dei vertebrati hanno la stessa matrice genetica, e una comune origine evolutiva. (m.zi.)

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