Di che partito sei lo rivela il cervello

Raggi


Essere repubblicano o democratico cambia il modo con cui funziona il cervello, perché quando si tratta di prendere delle decisioni (rischiose) sono diverse le aree che si accendono. Ma non solo: analizzando il cervello di una persona si può anche riuscire a prevedere di quale partito sia, e con una buona percentuale di accuratezza. Una scoperta quella pubblicata su Plos One che magari sarebbe potuta tornare utile in tempi di elezioni, per capire le intenzioni di voto (eccezion fatta per le due settimane che lo precedono, in cui vige il divieto di pubblicare sondaggi elettorali).

Gli scienziati della University of Exeter e della University of California di San Diego hanno monitorato l’attività cerebrale di un gruppo di 82 persone, liberali e conservatori americani (basandosi sulle loro iscrizioni ai partiti), durante una serie di mani in un gioco d’azzardo. Sebbene i ricercatori non abbiano riscontrato alcuna differenza nella propensione a prendere decisioni rischiose tra le persone dei due diversi schieramenti, il cervello di democratici e repubblicani si comportava in maniera diversa durante il gioco. Nei primi infatti si attivava di più la porzione dell’insula sinistra (una regione legata alla sfera sociale e alla propria consapevolezza), nei secondi invece ad accendersi era soprattutto la porzione destra dell’amigdala (una zona correlata alle emozioni e a comportamenti quali quelli del combatti o fuggi, per esempio).

Questi diversi pattern di attivazione cerebrale (registrati durante il gioco, per esempio) inoltre possono essere usati anche per predire l’orientamento politico di una persona, con un’accuratezza di oltre l’80%. Per confronto si pensi che le previsioni che cercano di indovinare gli schieramenti dei figli a partire da quelli dei genitori non raggiungono il 70% di accuratezza, e le percentuali sono simili per quelle basate sulle presunte differenze di struttura cerebrale osservate tra liberali e conservatori.

Tanto che Darren Schreiber della University of Exeter, a capo dello studio, commentando i risultati ha detto: “La capacitità di predire in modo accurato i partiti politici usando solamente l’attività cerebrale mentre si gioca suggerisce che studiare le differenze neurali di base tra i votanti potrebbe fornirci delle conoscenze più forti di quelle ottenibili con i tradizionali strumenti delle scienze politiche“.

Infine, scrivono gli autori, i risultati suggeriscono che appartenere ai due schieramenti comporti l’attivazione di diversi processi cognitivi quando si riflette sul rischio, confermando anche alcuni studi secondo cui i conservatori mostrano una maggiore sensibilità nei confronti di stimoli “minacciosi”.

Riferimenti e credits immagine: Plos One Doi:10.1371/journal.pone.0052970

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