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Divieto d’ingresso nel citoplasma

Le malattie prioniche potrebbero essere causate da un difetto nel sistema di controllo delle cellule. Lo dimostrano due studi condotti presso il Whitehead Institute (Usa) e pubblicati questa settimana su Sciencexpress, la versione on-line della rivista Science. La forma patologica del prione si chiama PrPSc per distinguerla da quella normale, la PrP. I prioni PrPSc sono stati correlati a numerose e gravi malattie neurodegenerative, come l’encefalopatia spongiforme bovina (Bse), la Scrapie delle pecore e il morbo di Creutzfeldt-Jakob nell’uomo. Fino a oggi gli scienziati non riuscivano però a capire come avesse inizio il processo patologico delle malattie prioniche, né se le PrPSc fossero le reali responsabili della morte dei neuroni. Jiyan Ma e Susan Lindquist del Whitehead Institute hanno provato a inattivare i proteasomi, specie di “spazzini cellulari” che distruggono le proteine “sbagliate” per evitare la formazione di pericolosi aggregati. Risultato: nelle cellule con i proteasomi “spenti”, i prioni che presentavano qualche difetto strutturale si accumulavano nel citoplasma e dopo un po’ cominciavano a convertirsi nella forma PrPSc. Non solo: i ricercatori si sono accorti che sono gli stessi prioni PrP – e non quelli patologici, pur presenti in grande quantità – a uccidere i neuroni. Le PrP dovrebbero infatti risiedere sulla membrana dei neuroni, e si trovano all’interno (nel citoplasma, appunto) solo quando qualcosa è andato storto nella fase di assemblaggio. E qui risultano altamente neurotossici. Ma e Lindquist hanno prodotto una linea di topi transgenici che accumulavano PrP nel citoplasma: i topi sviluppavano seri problemi neuromuscolari, atrofia del cervelletto e distruzione delle cellule gliali (la “guaina” di sostegno dei neuroni). Gli autori consigliano quindi cautela nell’impiego di inibitori dei proteasomi, utilizzati in alcuni trial clinico-farmacologici per nuove terapie anticancro. (f.n.)

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