Un metodo alternativo alla cattura degli animali per la raccolta di dati genetici sulle popolazioni selvatiche è stato sperimentato all’Earth Institute della Columbia University. L’idea è semplice ma geniale: utilizzare come campione di analisi lo sterco, materiale di facile raccolta e largamente disponibile. E dal quale, i ricercatori sono riusciti a isolare Dna mitocondriale e nucleare di buona qualità. Il nuovo protocollo, pubblicato sul Journal of Heredity, sarebbe utilizzabile per la maggior parte, se non con tutte le specie animali, anche se i maggiori vantaggi si avrebbero nel caso di specie aggressive o difficilmente catturabili. Lo studio genetico delle popolazioni selvatiche è infatti un processo difficile e costoso: per prelevare campioni di sangue o tessuti bisogna catturare gli animali e narcotizzarli. I vantaggi dell’uso di escrementi per studi genetici sarebbero notevoli: visto che gli animali defecano regolarmente, spiegano i biologi, è semplice trovare e raccogliere i campioni. Inoltre, la conservazione e il trasporto richiedono pochissimo impiego di tecnologia e di spesa. “In questo modo si potranno catalogare i dati di animali che non potremo mai vedere con i nostri occhi, come per esempio il rinoceronte di Java, il grande mammifero più a rischio di estinzione della Terra”, ha dichiarato Don J. Menlick, uno degli autori dello studio. (r.c.)





