Illuminati a consumo zero, l’arte di Florenti dà luce a un futuro sostenibile

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    Immaginate una macchina artistica che cattura la radiazione luminosa dispersa nell’ambiente per dare luce, far vivere l’opera. Non è una macchina inutile come quelle del grande Bruno Munari, ma un apparato esemplare di un nuovo paradigma per il fare umano, a consumo zero o, almeno, sostenibile. L’ha costruita l’artista rumeno Geo Florenti e la si può vedere in azione alla Biblioteca Vallicelliana di Roma fino al 17 giugno nella mostra Illuminati, realizzata con il patrocinio del Cnr e dell’Enea. La macchina di Florenti, infatti, non è solo una metafora artistica ma è anche una tecnologia, semplice ed economica, che può avere ed ha applicazioni pratiche. A cominciare proprio dall’illuminazione dei musei.

    Illuminati di meno

    Nel salone Borromini oscurato ad hoc, una flebile sorgente luminosa, rossa come un fuoco, irradia piccole celle fotovoltaiche che la circondano, ricatturando l’energia dispersa per dar luce alle opere esposte all’interno delle antiche teche. È la luce a fare, letteralmente e metaforicamente, da filo conduttore tra le light box che accolgono le opere, create ad hoc, di Luca Maria Patella, Michelangelo Pistoletto, Pietro Ruffo, Marco Tirelli, Giosetta Fioroni, Ileana Florescu, Gianni Dessì, Guido Strazza, Andrea Fogli, Sergio Lombardo, Giuseppe Salvatori, Matteo Basilé. Autori di generazioni e percorsi diversi per i quali Geo Florenti crea uno spazio a consumo zero.

    Posto a un’estremità della salone borrominiano, un cubo rossastro trasparente ospita una lampadina da 10 watt circondata diccole celle solari di silicio, grandi come il palmo di una mano, ricatturano la radiazione luminosa e la convertono in elettricità per alimentare le light box, che illuminandosi danno vita alle singole opere. Il risultato, come spiega il curatore della mostra, Giancarlo Carpi, è una mostra collettiva in cui la luce-energia diventa parte intima di ciascuna opera, pur nel rispetto delle specifiche autorialità.

    Terzo Paradiso, di Michelangelo Pistoletto.

    Geo Florenti, artista della luce

    È dal 2009 che l’artista Geo Florenti lavora sull’idea del recupero e riuso della luce artificiale con esperimenti che si collocano al confine tra arte e scienza, espressione artistica e consapevolezza ecologica. Un principio che ha ispirato l’illuminazione-installazione, esposta a Taormina durante il G7, dell’opera di Giacomo Balla, “Complesso Plastico colorato di frastuono + velocità”. È così che Florenti, nel tempo, ha proseguito colloquiando grazie alle sue illuminazioni a consumo zero con “San Giovanni Battista” del Caravaggio, col “Mosè” di Michelangelo e “l’Estasi di Santa Teresa d’Avila” del Bernini. E a incoraggiarlo a sconfinare dai contesti artistici a quelli applicativi è stata anche Elettra Marconi, incontrata durante le Celebrazioni per il centenario del Nobel a Guglielmo Marconi, cui l’artista partecipava con un’installazione al CNR a Roma. Così ha proseguito con altre iniziative, tra cui nel 2016 l’ideazione di kit per l’illuminazione natalizia a impatto zero.

    “La questione energetica è cruciale e centrale per il futuro di tutti: la consumiamo a un ritmo forsennato, in un modo insensato, e per farlo stiamo distruggendo l’ambiente che ci ha dato la vita, la Terra”, dice l’artista rumeno. “Se ci importa qualcosa di noi e delle prossime generazioni, dobbiamo fare qualcosa, tutti. La mia proposta come artista è di sottrarre spreco luminoso dal processo artistico, fare in modo che l’arte possa vivere senza essere necessariamente ingranaggio di un meccanismo autodistruttivo”.

    Luci del futuro

    “In questa mostra, quello che conta è il concetto di sostenibilità”, racconta Mario Annunziato, ingegnere
    Coordinamento Tecnologie innovative a favore dell’ecoindustria dell’Enea e autore di installazioni digitali. Certo, si può osservare che la lampadina da cui si ricattura la luce è accesa apposta, e dunque non è del tutto a impatto zero. Ma, a parte il consumo risibile rispetto al numero di opere esposte, è l’idea che conta, il concetto ecologico del riciclo, da cui origina il gesto artistico, e che è esemplare di un nuovo, diverso rapporto che gli esseri umani potrebbero, dovrebbero avere per non mettere a rischio la propria sopravvivenza distruggendo l’ambiente in cui vivono. L’opera artistica in questo caso è esemplare di un agire illuminato, di un modo nuovo, non prometeico ma sostenibile e, in definitiva, razionale di stare in questo mondo. “A mio parere”, continua Annunziato“, “è importante il messaggio che Geo Florenti e gli altri artisti “Illuminati” comunicano sul piano simbolico. Pensiamo sempre che la sostenibilità si faccia solo col progresso tecnologico. Ma serve anche un profondo cambiamento nel modo di pensare e nel modo di vivere e l’arte ha il potere di generare un cambiamento culturale. È uno strumento per parlare alle persone”.

    Arte e scienza, le due ricerche

    L’arte può salvare il mondo, ne siamo convinti, ma le macchine artistiche di Geo Florenti hanno anche applicazioni pratiche. Anche per questo, sebbene frutto di una immaginazione artistica, hanno trovato l’interesse oltre che dell’Enea anche del Cnr, che hanno patrocinato l’allestimento della mostra. “Quella proposta da Geo Florenti è un’idea innovativa interessante per noi che ci occupiamo di patrimonio culturale”, racconta Patrizia Screpanti del dipartimento Scienze umane e sociali e Patrimonio culturale del Cnr. “Per siti archeologici e musei è un grande costo illuminare le opere. Per questo ci interessa molto l’idea di riciclare l’energia dell’illuminazione, abbattendo i costi”. E questo potrebbe valere non solo per i beni culturali e per i luoghi pubblici ma anche per le nostre case: attraverso dei piccoli sistemi di celle solari si potrebbe recuperare la luce domestica oppure catturare la luce naturale per avere energia e non è fantascienza.

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    Che l’idea di Geo Florenti non sia peregrina lo dice un articolo pubblicato su Nature Photonics un paio di anni fa, che prendeva in considerazione la realizzazione di celle fotovoltaiche per uso indoor, per riciclare la luce nelle nostre case e dare energia a sensori e altri piccoli dispositivi domestici.

    “Quando, per esempio, accendo una lampada per leggere”, spiega Annunziato, “parte della luce va sulla pagina che leggo ma gran parte si spreca su una parete che io non sto guardando”. Florenti ha trovato il modo per renderla immediatamente disponibile per per gli usi più diversi, soprattutto nei luoghi pubblici dove può esser utile una illuminzione puntuale e discreta, ma anche molto suggestiva ed efficace. I sistemi di cui parla Nature sono invece
    ancora molto troppo costosi per diffondersi in modo capillare da avere un impatto significativo, anche se possono essere utili per alimentare dei sensori. “Ma non è difficile immaginare in futuro dei mobili, per esempio, che sappiano ricatturare l’energia della luce dispersa nelle nostre case e riutilizzarla”, osserva Annunziato. “Questo è il principio di Illumitati. E questo è il ruolo dell’arte: fare strada a un nuovo modo di pensare e anche a idee che possono ispirare nuove ricerche”.

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