L’evoluzione della fragola non ha più segreti

fragola

Le conosciamo fin troppo bene: dolci, rosse e deliziose al palato. Ma per quanto siano diffuse, e amate, le fragole nascondono ancora moltissimi misteri. A partire dalla loro origine: la Fragraria x ananassa, la specie più coltivata per via dei suoi frutti polposi, è un ibrido nato da specie selvatiche nel lontano passato. Ma quali, e dove sia avvenuto questo fortunato incontro, non era chiaro. A svelarlo è un nuovo studio, pubblicato su Nature Genetics da un team di ricercatori coordinati dall’Università della California di Davis e dall’Università dell’Arizona, che presenta il più dettagliato sequenziamento del genoma della fragola mai realizzato fino ad oggi. Una vera e propria mappa genetica che rivela l’origine della Fragraria x ananassa, e aiuterà in futuro a creare nuovi cultuvar più resistenti a malattie e parassiti. 

La genetica della fragola

La comune fragola da giardino è ottoploide: ognuna delle sue cellule contiene otto set di cromosomi (le cellule degli esseri umani sono invece diploidi, ossia contengono due set di cromosomi, uno da ciascun genitore). Tuttavia, non tutte le specie di Fragaria sono ottoploidi: esistono, infatti, oltre 22 specie di fragole selvatiche che vanno da diploidi a decaploidi.

Durante la ricerca, il team, guidato da Patrick Edger, ha sequenziato il 99% del genoma della Fragraria x Ananassa, individuando oltre 180mila proteine in grado di codificare geni. Utilizzando questi dati, i ricercatori hanno quindi iniziato ad investigare i quattro progenitori di Fragaria x ananassa, ossia le diverse specie diploidi di Fragaria che attraverso l’ibridazione hanno contribuito all’evoluzione del suo genoma. A partire dai dati ottenuti, gli scienziati sono riusciti a identificare la Fregaria vesca, originaria del Nord America, Fregaria iinumae e Fregaria nipponica, provenienti dal Giappone, e Fregaria viridis, distribuita in Europa ed Asia.

L’evoluzione della fragola

Poiché le fragole ottoploidi selvatiche oggi sono diffuse solamente in America, il team ha ipotizzato che F. iinumae, F. nipponica e F. viridis sarebbero arrivate in America dall’Asia e avrebbero ibridato F. vesca circa 1,1 milioni di anni fa, dando origine al processo evolutivo che ha portato alla nascita della Fragraria x ananassa.

Oltre a fare luce sull’affascinante origine di questa specie, il sequenziamento del suo genoma aprirà ora le porte alla possibilità di modifiche genetiche volte a migliorarne la produttività e il gusto. Come spiegano gli autori dello studio, la mappatura genetica da loro effettuata potrebbe inoltre aiutare a proteggere la salute di queste piante. Le malattie che colpiscono le coltivazioni di fragole sono infatti molte, e non possono essere facilmente sconfitte senza l’utilizzo di pesticidi. Possedere, quindi, una mappa delle caratteristiche genetiche del frutto vuol dire poter individuare gli specifici geni che possono proteggere le piante da queste malattie.

Riferimenti: Nature Genetics

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