Philippe Van Eeckhout (intervista con Mona Ozouf)Il linguaggio ferito. Riprendere a parlare dopo una lesione cerebraleBollati Boringhieri, 2002pp. 125, euro 16,00Colmare un vuoto. È questo, nelle parole di Mona Ozouf, storica e giornalista francese, lo scopo del libro scaturito dall’intervista che la stessa studiosa ha fatto a uno dei maggiori specialisti nella cura di afasie, disturbi del linguaggio che colpiscono differenti aree dell’emisfero sinistro del cervello. Spesso infatti i volumi che affrontano queste patologie si soffermano sulla morfologia della parte danneggiata, sulle connessioni mancanti, dedicano capitoli alle teorie che cercano di classificare i diversi tipi di afasie. Poco e niente invece viene detto della rieducazione, della possibilità di far riemergere la capacità di esprimersi correttamente. Dall’urgenza di capire cosa sia questa malattia e come sia possibile uscirne – la giornalista è moglie di un paziente di Van Eeckhout – nasce il libro edito ora da Bollati Boringhieri. Una raccolta di storie: la prima è quella personale dal logopedista francese, nato e cresciuto in una famiglia numerosa dove era difficile “prendere la parola”, a quelle numerose dei suoi pazienti. Tra le altre quelle di una traduttrice trilingue, un sociologo e un organista cieco, la cui malattia e riabilitazione ci vengono raccontate con partecipazione e trepidazione dal medico. “Prima di tutto bisogna calcolare estensione e la localizzazione del danno. Le possibilità di recupero, complete e parziali, dipendono anche da questo”, ci spiega Van Eeckhout nel libro. Da qui in poi comincia il lavoro di riattivazione del linguaggio. Che per ognuno è diverso perché parte dalle esperienze di vita pregresse, dalle capacità individuali.Ma cosa vuol dire esattamente essere afasici? Prima di tutto si devono distinguere le afasie in sensoriali e motorie. Nel primo caso, in cui si parla anche di afasia fluente, si tratta di un danno all’area di Wernicke nel lobo temporale dell’emisfero sinistro del cervello che porta a una logorrea accompagnata da distorsioni fonetiche e semantiche che danno vista a un vero e proprio gergo incomprensibile. In più anche la comprensione è danneggiata. La seconda afasia, invece, è effetto della lesione dell’area di Broca nel lobo frontale dell’emisfero sinistro e rende impossibile produrre parole, mentre la comprensione rimane tutto sommato inalterata. Soprattutto di questo ultimo tipo di occupa Van Eeckhout. Il libro serve anche a sfatare dei luoghi comuni: gli afasici non hanno un problema di memoria, possiedono ancora tutto il linguaggio ma non riescono a esprimerlo. Il compito del terapista allora è quello di ricostruire gli automatismi che il trauma subito ha eliminato nel paziente. Le pagine scorrono e il lettore rimane affascinato dai meccanismi del cervello che vengono svelati, dalle storie di persone che vogliono ritornare a fare quello che la maggioranza di noi considera “normale”, dalla caparbietà con cui Van Eeckhout ha svolto e continua a svolgere il suo lavoro. Una lettura d’obbligo per quanti abbiano parenti o amici in questa condizione, ma vivamente consigliata a tutti.





