Il rischio di contrarre, con maggior o minor facilità, il virus dello Hiv, dipenderebbe soprattutto da un fattore genetico. I ricercatori americani dell’Università del Texas e della Air Force’s Wilford Hall Medical Center, in collaborazione con il Niad (National Institute of Allergy and Infectious Diseases) di San Antonio, hanno infatti scoperto che le persone che posseggono più copie di un particolare gene, il CCL3L1, mostrano minori probabilità di contrarre la malattia. Il gene CCL3L1 codifica per una proteina che blocca l’azione dell’Hiv, interagendo con il recettore CCR5 usato dall’Hiv come porta per entrare nelle cellule e così infettarle. Analizzando i campioni di sangue di 4.300 pazienti sieropositivi e non, i ricercatori hanno potuto constatare come gli individui con minor copie del gene, non solo sono più facilmente esposti all’Hiv, ma risultano anche precoci nel passaggio dalla sieropositività alla malattia vera e propria. Questi risultati, che danno dunque una prima spiegazione sul perché alcuni individui sembrano immuni al virus dell’Hiv, potrebbero essere sfruttati, a detta degli stessi scienziati, per creare un test capace di identificare la suscettibilità di ognuno di noi al contagio della malattia. (a.l.)





