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I falsi di Gutenberg

di
Giuditta Parolini

Banconote, passaporti e libri antichi, tutti falsi d’autore, tutti elementi di studio per Bruno Fabbiani che al Politecnico di Torino si occupa del controllo di qualità dei processi di stampa. “Non solo esamino documenti di valore per riconoscere quelli contraffatti, ma cerco anche di capire come questi falsi sono stati realizzati” precisa il ricercatore.Sotto la lente del suo microscopio sono finiti ora alcuni frammenti originali di un esemplare della B42, la Bibbia delle 42 linee uscita dalla stamperia di Gutenberg a Magonza e sino a oggi ritenuta il primo libro stampato con la tecnica dei caratteri mobili. Fabbiani avanza dubbi sulla tecnica usata. “Esaminando al microscopio la B42 mi sono reso conto che ci sono lettere tra di loro leggermente sovrapposte. E questo è impossibile se si assume che la stampa sia avvenuta servendosi di caratteri mobili” sostiene il ricercatore. In questo tipo di stampa, infatti, i blocchi di metallo riportano una sola lettera e sono affiancati l’uno all’altro per comporre le parole del testo: non è dunque possibile che le lettere si confondano.Secondo Fabbiani la B42 è realizzata con una tecnica metallografica e non tipografica. “Gutenberg” sostiene il ricercatore “ha simulato la stampa a caratteri mobili servendosi di punzoni metallici: all’estremità c’è una lettera in rilievo tramite la quale si incide, usando una squadretta come guida, una lastra di metallo, la matrice madre, che dà l’immagine in negativo della pagina da stampare. Gli incavi sono poi riempiti tramite una colata di piombo e così si ottiene la figlia, cioè l’immagine in positivo”. A questo punto non resta che inchiostrare e stampare dopo aver “rettificato” la matrice figlia, in tutto analoga a un timbro.Con la tecnica metallografica si ottengono ogni volta lettere uniformi, mentre i caratteri mobili tendono a degradarsi dopo ogni processo di stampa. Hanno però un vantaggio: per correggere basta sostituire la lettera sbagliata, mentre il “timbro” realizzato in un unico blocco limita la possibilità di rettifica. Anzi, la sovrapposizione tra lettere osservata dal ricercatore, dipenderebbe proprio dai ritocchi effettuati in seconda battuta per cercare di eliminare errori commessi durante la fase di incisione della matrice madre. A supporto delle sue tesi Fabbiani porta gli esami scientifici, oltre una trentina, condotti presso i laboratori dell’Università di Torino. “Per venire a capo di questo mistero ci siamo serviti anche di una tecnica spettroscopica molto raffinata, chiamata Microraman, che sfrutta la diffusione della luce da parte delle molecole che si trovano in uno stato energetico eccitato”. Durante le sue indagini il ricercatore ha anche “ricostruito” gli strumenti che Gutenberg potrebbe aver utilizzato per compiere la sua “frode”. Tra questi c’è anche la pressetta che avrebbe permesso di incidere in modo uniforme i caratteri sulla matrice madre.Secondo Fabbiani però l’importanza di Gutenberg non viene sminuita. Lo stampatore di Magonza sarebbe, infatti, l’inventore della stereotipia, un processo affine alla metallografia, eccetto per il fatto che la matrice figlia si ottiene facendo una colata di piombo in un calco di gesso. E soprattutto rimarca Fabbiani “Gutenberg è l’inventore del torchio che per la prima volta ha permesso di stampare ambo i lati della pagina e duplicare i libri”. È l’inizio di una vera e propria “produzione editoriale”.Delle tesi di Fabbiani si è parlato nei mesi scorsi su “Graphicus”, la rivista dell’Associazione Progresso Grafico, e a Genova in occasione del Festival della Scienza, dove si è tenuto un vero e proprio Processo a Gutenberg, organizzato dall’Armus, l’Archivio Museo della Stampa, con Fabbiani neipanni della pubblica accusa. Il verdetto? Lo scontro si è chiuso in parità è lo stampatore non è stato né assolto né riconosciuto colpevole. Ora il ricercatore torna a sostenere le sue tesi a Roma in una conferenza tenuta in occasione della mostra “Libri Antichi Rari a Palazzo Venezia” che sisvolgerà dal 12 al 14 novembre.Nel frattempo le ricerche di Fabbiani continuano. Inchiostri e carte antiche sono passati al microscopio e il ricercatore insiste nella sua indagine scientifica del “falso d’autore”.

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