Le particelle di grasso che si formano nel sangue durante le operazioni al cuore, potrebbero danneggiare il cervello. Lo affermano i ricercatori dell’Università di Wake che hanno studiato le lesioni cerebrali riportate da numerosi pazienti sottoposti ad interventi di cardiochirurgia. “Dal 10 al 30 per cento dei pazienti operati riportano deficit mentali una volta dimessi e dall’1 al 5 per cento soffrono seri handicap o muoiono”, sostengono gli studiosi. Sul banco degli imputati, la macchina cuore-polmone (bypass cardiopolmonare) che sostituisce i due organi durante l’operazione. L’impiego della macchina provocherebbe, infatti, la formazione di microemboli adiposi che ostruiscono i vasi sanguigni riducendo la quantità di ossigeno che arriva al cervello. Gli emboli si formano durante l’intervento ed iniziano a diminuire una volta che il paziente esce dalla sala operatoria; per ogni ora passata attaccati al bypass, il numero di emboli aumenta del 90 per cento. I ricercatori non escludono che alla loro formazione concorra anche la tecnica di filtrare il sangue del malato. “Evitando il lavaggio del sangue o eliminandovi gli emboli di grasso prima di restituirlo al paziente, si potrebbero ridurre notevolmente i rischi di danno cerebrale permanente”, affermano gli studiosi che da oltre 10 anni studiano il problema (v.p.)





