I batteri intestinali dei giapponesi producono un particolare enzima per digerire il “nori” (o porfiria), l’alga rossa molto usata nella cucina del Sol Levante, per esempio per avvolgere il sushi. Niente enzima specializzato, invece, nell’intestino degli americani, né – apparentemente – in nessun altro batterio terrestre, ma solo in quelli marini. Come è possibile? Secondo i ricercatori della Station Biologique de Roscoff (Sbr), il batterio nipponico in questione (Bacteroides plebeius) avrebbe “preso” i geni necessari da un altro batterio marino (Zobellia galactanivorans), attraverso un meccanismo noto come trasferimento genetico orizzontale.
“Il trasferimento orizzontale di geni ai microbi dell’intestino è stato sospettato in molti casi. Questa però è la prima volta in cui si osserva un batterio che guadagna un nuova nicchia ecologica grazie a un pezzettino di Dna acquisito attraverso il contatto con altri microrganismi ingeriti insieme al sushi”, spiega Mirjam Czjzek, chimica della Marie Curie University di Parigi, co-autrice dell’articolo pubblicato su Nature.
La popolazione batterica dell’intestino umano è costituita da trilioni di microbi che vi risiedono stabilmente, ma anche da batteri transitori che ingeriamo con il cibo. Molti di questi sono utili all’ospite: l’assimilazione da parte dell’organismo dei polisaccaridi (presenti in molti vegetali), per esempio, non sarebbe possibile senza l’intervento dei microbi intestinali.
Studiando il batterio marino Zobellia galactanivorans, l’équipe di glicobiologia marina diretta da Czjzek ha individuato una nuova classe di enzimi (che è stata chiamata β-porphyranasi) in grado di “spezzare” i carboidrati delle alghe rosse, tra cui uno specializzato per la porfiria. I ricercatori hanno poi passato in rassegna i database delle proteine, trovando che le β-porphyranasi sono prodotte da organismi marini e da un solo batterio terrestre: B. plebeius, per l’appunto.
Czjzek e colleghi hanno quindi analizzato i batteri di 13 volontari appartenenti ad antiche famiglie giapponesi e di 18 nordamericani: i risultati hanno rivelato che i geni specializzati per l’alga sono presenti in grandi quantità nella popolazione orientale, mentre sono quasi assenti negli individui statunitensi. (g.d.)
Riferimento: doi:10.1038/nature08937





