Il Cosmo è immenso: centinaia di migliaia di galassie, con miliardi di stelle e centinaia di milioni di pianeti, alcuni – probabilmente – simili per composizione biochimica alla nostra Terra. Tanto che a molti scienziati non appare peregrina l’idea che nell’Universo possano esistere altre forme intelligenti di vita. Da quasi vent’anni esiste addirittura un serissimo progetto, Seti, che tenta di captare dallo spazio eventuali segnali di civiltà extraterrestri. Finora però nessuno dei nostri grandi e potenti radiotelescopi ha sentito nulla. E così rimane insoluto quello che tra gli scienziati è noto come il “Paradosso di Fermi”, dal nome del fisico che per primo che pose il problema. Ovvero: data l’età dell’universo, stimabile in qualche miliardo di anni, è estremamente probabile che da qualche parte si sia sviluppata un’altra civiltà; ma se questo fosse avvenuto – sosteneva Fermi – gli alieni sarebbero già qui. Una soluzione di questo paradosso, ovviamente, è che siamo soli nell’Universo e quindi non esiste alcun “omino verde” che manda i suoi messaggi di bit in bottiglia affidandoli alle onde cosmiche dell’oceano elettromagnetico. Ma la risposta data su New Scientist da Walter Simmons e dal suo collega Sandip Pakvasa fisici dell’ Università di Manoa (Hawaii) è – in un certo senso – molto semplice: gli alieni non vogliono farsi intercettare e usano dei sistemi codificati per impedire che qualche ospite indesiderato li possa ascoltare. Non solo: gli alieni non avrebbero voluto neppure che qualcuno identificasse il pianeta di origine delle trasmissioni radio.Per quanto riguarda la codifica del messaggio gli alieni potrebbero infatti emettere il segnale dividendolo in due parti (quindi separando fisicamente i fotoni che trasportano tale messaggio) e inviandolo in due direzioni opposte a degli specchi – collocati lontano dal pianeta madre – che a loro volta ridirigono i segnali al ricevitore che ricombina i fotoni per ricostruire il messaggio originale. Per esempio, se vogliono inviare la parola “ciao” la dividono in due parti: “ci” + “ao”. Il destinatario riceverà dalle due direzioni le parole “ci” e “ao” che prese singolarmente non significano nulla ma unite hanno un senso logico compiuto (e quindi abbiamo ottenuto quella che si chiama una codifica). Per quanto riguarda invece la non identificabilità della fonte emissiva, secondo i ricercatori americani, può ottenere facendo passare un fascio di luce attraverso una matrice o filtro prima di trasmettere; se l’immagine che se ne ottiene è abbastanza “sottile” allora misurando la posizione dei fotoni è impossibile determinare contemporaneamente la direzione di invio a causa del principio di indeterminazione di Heisenberg. Tale principio afferma che se si misura con grande precisione una grandezza che descrive una particella (per esempio la sua posizione) si ha una grande indeterminazione su un’altra grandezza (per esempio la sua velocità). Cosicché se viene intercettato il messaggio è impossibile capire l’origine dei due fasci di luce. “Il semplice atto di leggere i messaggi introduce abbastanza indeterminatezza da impedire di capire da quale direzione provengono”, afferma Simmons. Quindi né il destinatario del messaggio né un eventuale ascoltatore potrebbe risalire alla direzione di emissione.Inoltre, per ricombinare il messaggio e ricrearlo sarebbe necessaria una tecnologia molto sofisticata che sia in grado di individuare esattamente il tempo di arrivo dei fotoni per individuare le coppie giuste di particelle. Paul Shuch, uno dei dirigenti del “Progetto Seti”, nato nel 1984 negli Stati Uniti per poter cercare nello spazio forme di vita intelligenti, dice che tale tecnica sarebbe molto utile per le comunicazioni militari e che già potrebbe essere in uso senza che gli scienziati ne siano ancora a conoscenza. Dal canto suo Seti, che dal 1996 ha adottato il concetto di calcolo distribuito su Internet per permettere di analizzare su computer remoti (e quindi anche quelli di casa) i dati del radiotelescopio di Arecibo in Porto Rico, attualmente non è stato in grado di decodificare alcun messaggio da ipotetiche civiltà extraterrestri ma ci sono diversi segnali candidati. Il lavoro è particolarmente complesso in quanto gli eventuali segnali intelligenti sono presumibilmente coperti da un forte “rumore di fondo” sia cosmico sia dovuto alle onde elettromagnetiche per telecomunicazione. La caccia agli alieni comunque continua. Tuttavia una domanda nasce spontanea: perché mai gli eventuali E.T. dovrebbero industriarsi così tanto per non farsi identificare?





