L’inquinamento fa più morti di guerre, aids e fumo

Una morte su sei nel 2015 dovuta all’inquinamento, per un totale di 9 milioni di vittime. Più di aids, malaria e tubercolosi messe insieme

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Ignorarlo è impossibile, e il weekend appena passato ce lo ha ricordato a gran voce, con l’allerta smog nel Nord Italia. Ma il monito contro l’inquinamento, dell’aria ma anche del resto dell’ambiente, arriva anche da uno speciale presentato nei giorni scorsi su Lancet.

I dati raccolti dalla ricerca ci dicono che una morte su sei nel 2015 è dovuta all’inquinamento, per un totale di 9 milioni di vittime. Più di aids, malaria e tubercolosi messe insieme, più di quelle fatte da guerre, incidenti stradali e fumo.

E questo pur rappresentando solo una stima totale dei danni fatti dall’inquinamento – “una delle più grandi sfide dell’Antropocene” tuonano gli autori – che hanno messo insieme le loro stime combinando i metodi e i dati provenienti dall’Agenzia per la protezione ambientale americana e il Global Burden Disease, un progetto cui prende parte anche l’Organizzazione mondiale della sanità.

India, Cina e Pakistan sono in cima alla classifica dei paesi in cui si contano più morti legate all’inquinamento. Ma se invece si calcolano i tassi di morte correlati all’inquinamento, è l’Africa ha riportare i numeri più preoccupanti, in una lista che vede in cima la Somalia, la Repubblica Centrafricana e il Ciad.

Circa il 92% delle morti, nel complesso, avviene nei paesi a basso e medio reddito, dove le priorità sono lo sviluppo dell’economia, la lotta alla povertà più che la tutela ambientale. Qui, spiegano gli esperti, sono ancora deboli i sistemi per il controllo delle emissioni tossiche nell’aria, delle sostanze chimiche di sintesi, del traffico, i sistemi di sorveglianza delle polveri sottili, dell’utilizzo dei più combustibili fossili più inquinanti, o delle emissioni degli impianti industriali.

Ma anche allargando lo sguardo al mondo occidentale, quello apparententemente più attento all’ambiente (gli Usa sono all’ottavo posto per numero di vittime dovute all’inquinamento), sono comunque le comunità più povere quelle esposte agli inquinanti e ai suoi effetti sulla salute. Che non solo pesano sulla vita delle persone, mettendola a rischio, ma si ripercuoto anche sull’economia. “Quello che le persone non realizzano è che l’inquinamento danneggia l’economia. Le persone che si ammalano o muoiono non possono contribuire all’economia, ma devono essere curate – ha commentato Richard Fuller, a capo di Pure Earth e tra gli autori dello speciale su Lancet – senza contare che esiste ancora il mito duro a morire per cui si crede che si debba lasciare le industrie inquinare o altrimenti non si avrà sviluppo”.

Alla luce dei dati raccolti la commissione che firma lo speciale ha elebaorato dunque una serie di raccomandazioni, racchiuse in sei punti:

1) Rendere la prevenzione dell’inquinamento una priorità nazionale e internazionale e integrarla nei processi di pianificazione dei paesi e delle città;
2) Mobilizzare, incrementare e focalizzare i fondi e il supporto tecnico internazionale dedicato al controllo dell’inquinamento;
3) Implementare sistemi per il monitoraggio dell’inquinamento e dei suoi effetti sulla salute;
4) Costruire partnership multisettoriali per il controllo dell’inquinamento;
5) Integrare la riduzione dell’inquinamento nei processi di pianificazione contro le malattie non trasmissibili;
6) Investire sulla ricerca, sia per far luce sugli inquinanti che sul loro controllo.

Via: Wired.it

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