Aggiornamento del 28 giugno: il satellite Iris è stato lanciato con successo stanotte.
Il conto alla rovescia è già partito: le lancette, dice la Nasa, sono puntate per le nostre 15:27 di oggi. Si tratta, naturalmente, di un lancio: a partire, stavolta, sarà il satellite Iris (Interface Region Imaging Spectrograph), progettato per studiare in dettaglio l’ atmosfera solare e, possibilmente, farci comprendere qualcuno dei suoi misteri. Iris si unisce alla già nutrita flotta delle missioni solari dell’agenzia spaziale statunitense: viaggerà su un’orbita sincronizzata con il Sole, il che, in parole povere, vuol dire che è stata calibrata per assicurare osservazioni continue per otto mesi l’anno, 400 chilometri circa al di sopra della superficie terrestre.
Rispetto alle altre missioni, Iris ha una particolarità: è il primo satellite progettato appositamente per studiare in modo continuo la cosiddetta regione dell’interfaccia. Si tratta della zona tra la superficie solare – a circa 6mila Kelvin – e la corona, che fluttua tra uno e due milioni di Kelvin (e può arrivare anche a dieci milioni di Kelvin durante le tempeste solari). Dal nucleo del Sole, dove avviene la fusione, la temperatura diminuisce stabilmente verso l’ esterno, come ci si aspetta. Eppure, superata la superficie, si osserva un notevole innalzamento della temperatura. E ancora non sappiamo quale sia il vero motivo.
Per indagare questo fenomeno, Iris sarà dotato di un telescopio a ultravioletti e di uno spettrografo. Il telescopio catturerà l’1% circa della lue solare, elaborerà l’immagine e quindi invierà le informazioni allo spettrografo. Che, come suggerisce il nome, divide la luce a seconda della lunghezza d’onda, generandone lo spettro. “Studiando la luce, possiamo capire quanto è caldo il gas solare, quanto velocemente si muove e in che direzione lo fa”, spiega Bart de Pointieu, lo scienziato a capo del progetto. “La combinazione di queste tre informazioni ci permetterà di capire il motivo dello sbalzo di temperatura e come il campo magnetico del Sole guidi le tempeste solari”.
Arrivati sulla Terra, i dati saranno inseriti nei supercomputer della Nasa e combinati con le musure provienenti dalle altre missioni solari. E serviranno a generare modelli tridimensionali dell’atmosfera della nostra stella.
Via: Wired.it
Credits immagine: Nasa





