HomeSaluteLa corsa al rilancio dell'evoluzione

La corsa al rilancio dell’evoluzione

Alcuni esemplari fossili di crinoidi, animali simili alle stelle marine detti anche gigli di mare, sembrano fornire la prova di un’ipotesi sostenuta a lungo dai biologi, secondo cui predatori e prede giocano da sempre a rincorrersi nelle rispettive capacità di attaccare e difendersi. Questa sorta di “corsa agli armamenti”, fa sì che a un cambiamento che conferisce un vantaggio evolutivo ai primi, corrisponde un cambiamento vantaggioso nei secondi. Di questo gioco evolutivo sembrano esistere numerosi indizi fossili. Durante la rivoluzione marina del Medio-Paleozoico (380 milioni di anni fa), per esempio, si è verificata sia un’esplosione del numero di specie di predatori in grado di rompere conchiglie, sia un miglioramento delle capacità di difesa degli animali provvisti di guscio (per esempio aumento del numero di spine o degli avvolgimenti della conchiglia). Da soli, tuttavia, questi ritrovamenti non provano nulla: per dimostrare che tra loro esiste un rapporto causa effetto (più predatori uguale difese più efficaci) occorre dimostrare che gli organismi dei due gruppi interagivano effettivamente tra loro. E qui entrano in scena i crinoidi, studiati da Tomasz Baumiller dell’Università americana del Michigan e da Forest Gahn, dello Smithsonian’s National Museum of Natural History. Si tratta di animali provvisti di lunghe braccia dall’aspetto piumoso con cui catturano il plancton, il loro nutrimento. Come le stelle marine, anche i crinoidi sono in grado di rigenerare parti del loro corpo, che generalmente perdono in seguito ad attacchi da parte di predatori. Come spiegato su Science, i ricercatori hanno quindi analizzato 2.500 esemplari fossili di gigli di mare risalenti a un periodo compreso tra 490 e 290 milioni di anni fa, rilevando un’elevata presenza di segni di rigenerazione delle braccia proprio in coincidenza con l’aumento dei predatori del Medio-Paleozoico. (va.m.)

RESTA IN ORBITA

Articoli recenti