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La difficile natura delle cose

di
Francesco de Stefano

Valia Allori, Mauro Dorato, Federico Laudisa e Nino Zanghì
La natura delle cose
Carocci, 2005
pp.447, euro 31,10

Senz’altro dotto e di notevole spessore culturale, “La natura delle cose” (titolo che, forse un po’ presuntuosamente, riecheggia il “De rerum natura” di Lucrezio) è tuttavia un libro di lettura non immediata che sembra riproporre l’annosa questione della divulgazione scientifica, eternamente dilaniata tra la Scilla del tecnicismo e la Cariddi della superficialità. È possibile cioè presentare al vasto pubblico un’introduzione ai fondamenti e alla filosofia della fisica (come recita il sottotitolo dell’opera) che sia da un lato rispettosa del rigore concettuale delle problematiche implicate e dall’altro ricorra il meno possibile alle “durezze” del linguaggio matematico? Ricordiamo che Stephen Hawking scrisse, nell’introduzione al suo celeberrimo best-seller Dal big bang ai buchi neri, che il suo editore lo aveva ammonito in merito asserendo che ogni formula matematica presente in un libro divulgativo dimezza il numero dei lettori. Sappiamo che quel libro di Hawking ebbe uno straordinario successo forse proprio per la presenza di una sola formula! Ma se è indubbiamente vera l’osservazione di quell’editore, ci possiamo tuttavia chiedere se sia davvero possibile apprezzare le sottigliezze concettuali, e dunque epistemologiche, del dibattito tra Einstein e Bohr sui fondamenti della meccanica quantistica senza ricorrere in alcun modo al formalismo della teoria, che fu proprio la materia del contendere di tale scontro intellettuale. O ancora, se sia possibile comprendere fino in fondo la portata della rottura epistemologica operata da Boltzmann nella sua versione del secondo principio della termodinamica senza far appello a concetti inerenti lo spazio delle fasi in termodinamica statistica o la nozione di “tipicità” nell’evoluzione di un sistema. Abbiamo citato questi che sono solo due dei grossi nodi su cui si soffermano gli autori nel secondo e terzo dei quattro saggi del libro (opera, rispettivamente, di Nino Zanghì e dello stesso assieme a Valia Allori), ma gli esempi si potrebbero moltiplicare. Onestamente chi scrive pensa che di alcune delle questioni attualmente più rilevanti in filosofia della fisica non si possa adeguatamente parlare senza il ricorso, almeno minimo, agli aspetti formali delle teorie fisiche in esame (relatività, meccanica quantistica e meccanica statistica). E indubbiamente molte opere divulgative non evitano questo nodo gordiano e cercano di dosare opportunamente il ricorso alla matematica nell’esposizione, nella consapevolezza che esso sia francamente inevitabile.Ci sembra tuttavia che in questo caso specifico l’operazione, pur lodevole e apprezzabile, sia purtroppo solo parzialmente andata in porto: escluso il saggio conclusivo di Federico Laudisa sulla causalità in fisica, di sapore più squisitamente concettuale e filosofico, e dunque più immediatamente fruibile, le altre tre parti del volume presentano non poche difficoltà di comprensione. Lasciando da parte il saggio d’apertura di Mauro Dorato, che onestamente troviamo abbordabile solo da un super specialista della relatività generale, quelli di Zanghì e di Allori (citati in precedenza) presentano una serie di ostacoli formali che rischiano di mettere a dura prova il “lettore quadratico medio” (tra cui si annovera anche il sottoscritto, pur laureato in fisica teorica). Per carità, non si vuole assolutamente mettere in discussione la sottigliezza dell’analisi presentata (specie nel saggio sulla meccanica quantistica), né ovviamente la competenza più che preclara degli autori. Ciò che dispiace è tuttavia ammettere che “La natura delle cose” si presenta forse come una grande promessa mancata: quella cioè di voler coinvolgere un pubblico più ampio di quello specialistico nel dibattito attuale sui fondamenti della fisica.

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