Slavoj Žižek
Il soggetto scabroso
Raffaello Cortina Editore, 2003
pp. 508, euro 37,00
Se dovessimo assumere il punto di vista della tradizione accademica, “Il soggetto scabroso” ci parrebbe certamente un libro filosoficamente scorretto. Infatti rilegge e rovescia le classiche interpretazioni delle filosofie del soggetto di mostri sacri come Cartesio, Kant, Hegel e Heidegger. Con un gusto perverso per la provocazione, raramente fine a sé stessa, Žižek riesce a trascinare il lettore esperto nel sottile godimento della vendetta contro la museificazione del pensiero filosofico, incrinando la tramandata coerenza e stabilità di interi sistemi filosofici e valorizzandone paradossalmente le contraddizioni interne. Come a dire che in filosofia più della granitica certezza, contano l’analisi critica e l’interrogazione continua. Il meglio di sé Žižek lo dà affrontando il sistema filosofico per eccellenza, quello hegeliano, costringendolo a dialogare con insoliti interlocutori, come il regista David Lynch. Il merito di Lynch è quello di escogitare espedienti per presentare molteplici punti di vista contemporaneamente, come risulta evidente dall’uso delle voci fuori campo per commentare le azioni nel film fantascientifico “Dune”, anziché scegliere la tradizionale soluzione dello sguardo soggettivo dominante attorno al quale organizzare la narrazione. Secondo Žižek, “questo procedimento apparentemente innocente minaccia le fondamenta stesse di ogni consueta costruzione ontologica, iscrive cioè un punto di vista soggettivo nel cuore della realtà oggettiva”. In una prospettiva filosofica, il cinema di Lynch rappresenta dunque l’inevitabile ruolo dello sguardo soggettivo nella costruzione della realtà, di quella rappresentazione del mondo che il singolo utilizza come sistema di riferimento per vivere e agire: una parzialità che mina le basi dell’universalità di ogni sistema filosofico, anche il meglio congegnato. Anzi, da un punto di vista psicanalitico, si può sostenere che i sistemi filosofici totali come quello hegeliano, siano in realtà una reazione di fronte all’ineludibile fallimento cui va incontro ogni teoria che escluda il confronto con l’Altro da sé. Ciò non significa negare che la filosofia, quella politica in particolare, abbiano necessità di una teoria forte del soggetto o che ci si possa abbandonare al relativismo o al compiacimento per la dissoluzione delle identità, come troppo spesso accade nel pensiero filosofico detto postmodernista. “Questo libro tenta, dunque, di riaffermare il soggetto cartesiano”, il “soggetto scabroso” del titolo, obiettivo polemico “il cui rifiuto costituisce il tacito patto fra tutte le parti belligeranti dell’accademia contemporanea”. Ma ciò che Žižek vuole riportare alla luce non è il “cogito, ergo sum” cartesiano, il simbolo della razionalità e del pensiero cosciente che predomina nell’animale umano. Quel “cogito” è il prodotto di una filosofia che si fa istituzione, eliminando i propri momenti di debolezza e le proprie contraddizioni. Al contrario, Žižek ci ricorda che anche il momento di “follia” cartesiano – il dubbio radicale e metodologico che nega l’esistenza della realtà nelle “Meditazioni metafisiche” – è elemento costitutivo del soggetto. Tale dubbio rappresenta proprio l’Alterità che ci osserva sempre, e anche se esclusa dalla scena, è destinata a ritornare come una voce fuori campo.





