La grammatica della differenza

La grammatica la fa…la differenza

Casa Editrice Mammeonline, pp 48 Euro 12, 2015

Luca e Serena sono fratello e sorella. Lui è stato iscritto alla scuola calcio. Lei è destinata alle lezioni di danza. Ma i due non sono d’accordo. Serena ama il pallone e detesta il tutù, Luca ha una gran paura di tirare calci e vorrebbe invece ballare. Così si scambiano di posto, all’insaputa dei genitori. È una delle tante storie raccontate da La grammatica la fa… la differenza!, il libro della Casa Editrice Mammeonline (12,00 euro) che serve a raccontare a bambini e bambine quanto siano dannosi gli stereotipi nei quali siamo rinchiusi sin dalla prima infanzia. E quanto questi siano (anche) legati alle parole che ci descrivono. Perché, scrive Donatella Finocchi nel dépliant che accompagna la pubblicazione, quello che non si nomina non esiste. E allora perché non fare uno sforzo sin dalle elementari, per dare un nome ai mestieri e ai ruoli che oggi sono ricoperti anche e sempre più dalle donne? Perché, insieme all’avvocato, non parlare anche dell’avvocata? Perché non dare il benvenuto all’assessora, alla sindaca, alla ministra, perché non chiedere alla medica quali farmaci prendere, perché non farsi operare da una chirurga?

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti. Così scrive Gemma Pacella nella postfazione: “Con l’Associazione Donne in Rete di Foggia abbiamo provato a costruire e inventare fiabe dove la protagonista è proprio lei, la parola. Una parola che rivendica se stessa e il ruolo che svolge nella società”. Così è nato questo libro di storie, racconti, filastrocche, giochi, rivolto alle scuole primarie, lì dove si lavora per costruire la propria identità, dove le bambine e i bambini cominciano a riconoscersi in qualcosa, nell’appartenenza a un genere. Il loro genere”.

Ecco allora la storia di Luca e Serena, in cui la bambina corona il suo sogno di calciatrice. Ma anziché giocare nel ruolo di libero, si cucirà su misura un altro ruolo: quello di libera. O la storia “La rivoluzione delle parole”, nella quale Sofia prende un brutto voto perché nel tema ha scritto che da grande vuole fare la medica. E si immagina un mondo in cui allo zoo la razza diventi il razzo, la mostra di quadri diventi un mostro, le maniche delle giacche diventino manici, e all’ufficio postale ogni busta da lettera si trasformi in un bel busto di marmo. C’è Biancaneve, che chiude bruscamente la telefonata con il Principe Turchino, perché si sta preparando all’esame da avvocata e non ha tempo per il matrimonio. E ce n’è anche per i giornalisti (e le giornaliste) nella “Filastrocca del giornale”: Perché chiama sindaco/ e dopo anche assessore / se si sta riferendo / a queste due signore?

“Ci rivolgiamo ai bambini e alle bambine – scrivono le curatrici del libro – perché su di loro si scorgono poche incrostazioni di un retaggio culturale vecchio e anacronistico, per cui lo stereotipo non vince. A loro abbiamo voluto comunicare l’importanza delle parole, degli articoli o degli aggettivi e del modo corretto in cui debbano essere coniugate per rendere il loro giusto significato”.

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