Lo sbiancamento dei coralli potrebbe essere causato dalla “malaria degli oceani”, un’epidemia trasmessa da una larva che si ciba di questi celenterati. E che rischia di distruggere metà delle barriere coralline del mondo. È la scoperta di un gruppo di ricercatori israeliani della Tel Aviv University, pubblicata su Environmental Microbiology. Lo studio ha inizio nel 1990 quando Yossi Loya ed Eugene Rosenberg, i due ricercatori a capo del team israeliano, scoprirono che all’origine di alcuni casi di sbiancamento c’era un batterio. Era il caso della barriera corallina Oculina patagonica del Mar Mediterraneo, “scolorita” dal microbo Vibrio shiloi. Con ulteriori ricerche i biologi hanno capito il meccanismo di trasmissione della malattia: il batterio alberga in una larva marina, la Hermodice carunculata, che cibandosi di corallo funge da vettore per la trasmissione della malattia. La maggior parte dello sbiancamento delle barriere coralline nel mondo, sostiene Rosenberg, è dovuto ad agenti patogeni come questo, veicolati da differenti vettori. Per esempio, un altro batterio, il Vibrio coralliilyticus, ha sbiancato la barriera corallina nel Mar Rosso e altre famiglie di Vibrio sono state rilevate sulle scogliere al largo delle coste dell’Inghilterra e del Brasile. Ora i biologi marini stanno lavorando a una tecnica per prevenire l’espansione della malaria degli oceani bloccando il suo vettore. Proprio come si fa con le zanzare per prevenire la malaria. (r.p.)





