L’Ars Combinatoria di Riccardo Licata

“Ho trovato in filosofia un metodo per realizzare in tutte le scienze, mediante l’Ars Combinatoria, ciò che Cartesio ed altri hanno fatto in aritmetica e in geometria mediante l’algebra e l’analisi, cioè un mezzo concreto, percepibile con i sensi che serva di guida alla mente. Senza di esse la nostra mente non potrebbe percorrere alcun cammino senza fuorviarsi.” G. W. Leibniz.

Riccardo Licata era arrivato a Venezia nel secondo dopoguerra per studiare all’Accademia di Belle Arti. E’ il momento della contrapposizione tra la nuova astrazione (Vedova, Santomaso, Turcato) e il realismo. E’ il momento della mostra nel 1948 della collezione di Peggy Guggenheim alla Biennale di Venezia, con i grandi capolavori delle avanguardie del XX secolo. Già dal 1952 Licata espone alla Biennale. Inventa quelle che lui stesso chiamerà lettere immaginarie, una scrittura grafico-pittorica che trae ispirazione dal linguaggio musicale. Un alfabeto per costruire una lingua universale dell’arte, con un numero infinito di variazioni dettate solo dalla sua grande capacità di immaginare.

Qualche anno dopo, nel 1974 alla galleria dell’Obelisco di Roma si aprì una mostra intitolata De Mathematica, con opere di Mondrian, Max Bill, Aldo Spinelli, Laura Grisi, Sol Lewitt, James Leong, Pierluigi Vannozzi, Dan Graham, Francois Morellet, Victor Vasarely, Enzo Mari, Julio Le Parc, curatori Filiberto Menna e il matematico Bruno D’Amore: “L’incontro dell’arte con la matematica e, più in generale con la logica, deriva dal fatto che l’artista avverte la necessità di spostare la propria operazione da un piano immediatamente espressivo a un piano di riflessione critica sui propri strumenti, ed assume di fatto un atteggiamento metalinguistico dal momento che egli porta avanti simultaneamente una doppia operazione, quella del fare l’arte e del fare un discorso sull’arte. Nella pratica dell’arte, l’abbandono di un uso corrente dei termini e il passaggio a un uso sistematico e scientifico di essi, vuol dire tentare la via della formalizzazione, assumendo come fondamentale punto di riferimento il pensiero logico-matematico.”

Una sezione della mostra era dedicata all’Ars Combinatoria: “Sia Leibniz che altri matematici misero sopratutto in evidenza due aspetti fondamentali in tale disciplina… La logica proposizionale moderna tende a sfruttare essenzialmente caratteri combinatori. Ciò ha costituito motivo di interesse per numerosi procedimenti artistici: in genere, l’assunzione di tale fondamento da parte degli artisti moderni oscilla continuamente tra una adozione di principi della combinatoria intesa in senso strettamente ontologico e, al contrario, una adozione su fondamenti propriamente convenzionalistici.” Tra i primi nomi di artisti citati Mondrian che “tende a porre le basi (e in questo sembra realizzare il grande sogno leibniziano) di un linguaggio universale dell’arte, muovendo da segni invarianti e istaurando delle regole di combinazione di questi elementi base”.

Era un genio della grafica Licata, uno sperimentatore animato sempre da un grandissimo entusiasmo, da un candore nell’approccio ai nuovi materiali, che lo rendeva eternamente giovane. Ha vissuto tra Venezia e Parigi, dove insegnava tra l’altro mosaico all’Ecole des Beaux Arts, successore del futurista Gino Severini. A Venezia il suo luogo di creazione era il Centro Internazionale della Grafica, dietro il teatro della Fenice, con l’aiuto e il consiglio sapiente di Lilli Sene per la stampa delle sue idee visive. Il mondo di Licata era visivo, musicale, simbolico, cifrato, astratto ma riconoscibilissimo, coerente, ma sempre diverso, poetico, unico.

Nel film Ars Combinatoria, il logico-matematico Roberto Magari, scomparso nel 1994, affermava: “Già quando aveva venti anni nella Dissertatio de Ars Combinatoria Leibniz era stato colpito dalla possibilità del simbolismo e dall’arte di combinare i simboli… L’idea di Leibniz era che questo sogno potesse estendersi oltre, in morale, in metafisica, in sostanza in ogni attività cognitiva”. Naturalmente il sogno di Leibniz ha tanti precursori. Tra gli altri Raimondo Lullo e Giordano Bruno; il problema della logica combinatoria, come hanno messo in luce tra gli altri Paolo Rossi e Frances Yates era legato all’arte della memoria. Rossi in Clavis Universalis così scrive a proposito di Lullo: “La scomposizione dei concetti composti in nozioni semplici e riducibili, l’impiego di lettere e di simboli per indicare nozioni semplici, la meccanizzazione delle combinazioni tra i concetti operata per mezzo delle figure mobili; l’idea stessa di un linguaggio artificiale e perfetto è quella di una specie di meccanismo concettuale che si presenta una volta realizzato come assolutamente indipendente dal soggetto umano; questi ed altri caratteri dell’Ars Combinatoria, hanno fatto sì che gli storici abbiano considerato la combinatoria alla origine della moderna logica formale”.

Ha scritto il grande matematico Ennio De Giorgi: “Io penso che all’origine della creatività in tutti i campi ci sia quella che chiamo la capacità o la disponibilità di sognare; a immaginare mondi diversi, a cercare di combinarle nella propria immaginazione in vario modo. Si unisce a questo la capacità di comunicare i propri sogni e una comunicazione non ambigua richiede la conoscenza del linguaggio, delle regole interne proprie di ogni disciplina.”

Licata conosceva il segreto di sognare e di comunicare i propri sogni con una scrittura artistica unica ed inimitabile, a cui univa una capacità creativa praticamente inesauribile. Era perennemente in ascolto del mondo e tutto quello che lo colpiva rientrava nel universo simbolico-concreto.

Riccardo Licata è morto a Venezia il 19 febbraio 2014.

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