I lavaggi nasali sono una pratica diffusissima per il trattamento delle congestioni che colpiscono i più piccoli. Il loro utilizzo è raccomandato dai pediatri, purché i lavaggi nasali non diventino una pratica da applicare anche come strumento di prevenzione: se il muco non c’è, lavare e rilavare le cavità nasali non serve, e rischia di creare inutili disagi ai bambini. Anche se i lavaggi nasali non sono una pratica riservata solo alla fascia pediatrica.
I benefici dei lavaggi nasali nei bambini molto piccoli
A raccontarci come e quando ricorrere ai lavaggi nasali è Antonino Gulino, pediatra della Sip (Società italiana di pediatria) a Catania. “Il lavaggio nasale è utile nel caso di bambini piccoli per togliere il muco, e così facendo allontanare il terreno fertile per la colonizzazione e la crescita dei batteri”. Anche se le infezioni possono essere sia virali che batteriche, e allontanare la causa dell’infezione con i lavaggi nasali è utile in ogni caso, le irrigazioni acquisiscono particolare significato come prevenzione di sovrainfezioni batteriche, sottolinea l’esperto. “Ma ci sono poi anche altri motivi che rendono utili i lavaggi nasali e che non possono essere trascurati”. Gulino si riferisce al fatto che allontanare il muco dal naso del bambino raffreddato non serve solo a proteggerlo dalle infezioni, ma lo aiuta anche a dormire e mangiare meglio, respirando meglio. Ecco perché, come raccomandano dal Bambino Gesù, si consigliano i lavaggi nasali prima delle poppate, prima di mettere i bambini a dormire e prima di ricorrere ad una terapia aerosolica per renderla più efficace.
Istruzioni per l’uso e contro l’uso eccessivo
Quale è la soluzione migliore? Per quel che riguarda l’erogatore, per i bambini molto piccoli Gulino suggerisce l’utilizzo di siringhe, cui togliere l’ago e applicare un olivetta: “È un piccolo ovale in caucciù che viene aggiunto alla punta della siringa: questo fa sì che non ci sia l’oggettino duro che va a sbattere contro la mucosa del naso di un neonato”. In commercio esistono poi una serie di bottigliette con beccuccio nasale, bombolette spray pronte all’uso, e docce nasali per l’erogazione di una soluzione nebulizzata, proseguono dal Bambino Gesù. “Quando è necessario una pulizia importante meglio che la soluzione sia nebulizzata – commenta Gulino – In questi casi si ricorre alle cosiddette docce nasali che possono essere aggiunte direttamente all’apparecchio per l’aerosol e questo fa sì che la pulizia sia più agevole e anche meno aggressiva”. Sul mercato esistono anche versioni portatili ed è in generale ricchissima l’offerta di kit per lavaggi e docce nasali. “Nel bambino più grande che ha infezioni respiratorie ricorrenti la doccia nasale è sicuramente un’alternativa molto valida al lavaggio nasale in sé per sé”.
Per quel che riguarda i liquidi da utilizzare, i pediatri sconsigliano di utilizzare l’acqua del rubinetto. “Anche se la narice non è sterile, è comunque preferibile utilizzare delle soluzioni saline sterili”, riprende il pediatra. Esistono dunque soluzioni isotoniche, con concentrazioni di soluti simili ai nostri liquidi, o ipertoniche, a concentrazioni maggiori, raccomandate nel caso di muco particolarmente denso; ma in commercio si trovano anche soluzioni con acqua proveniente da sorgenti termali e marina. Sulla frequenza con cui effettuarli Gulino consiglia di ripeterli prima delle poppate nel caso dei neonati, più volte al giorno e nei casi di maggiore accumulo nei bambini più grandi, e in ogni caso prima di dormire. “Ma quando il bambino già sa soffiare il nasino, il lavaggio nasale non ha più significato, ed è importante ricordare che un bimbo sano non ha necessità di fare la pulizia nasale – sottolinea il pediatra – Il mito vuole: facciamo il lavaggio nasale tutti i giorni a tutti i bambini. Ma il lavaggio nasale è utile soprattutto se c’è difficoltà respiratoria dovuta a un ristagno di muco”.
La posizione per lavaggi nasali
La Società Italiana Malattie Respiratorie Infantili ha redatto un utile vademecum su come eseguire al meglio la procedura nei bambini con meno di due anni. La posizione consigliata è quella sul fianco, alternando fianco destro e sinistro per i lavaggi (meglio se con soluzione salina alla temperatura corporea) nelle narici del lato opposto, e cercando di mantenere il capo flesso e più in basso rispetto alla spalla. La posizione supina, in aggiunta, è consigliata nel caso in cui si ricorra a un aspiratore per bocca.
Lavaggi nasali: attenzione alla pulizia
Le difficoltà principali relative ai lavaggi nasali riguardano la gestione del bambino durante la pratica – meglio se aiutati da qualcuno – e la modalità di irrigazione. “Uno dei rischi è quello di effettuare il lavaggio con una pressione eccessiva, per cui sempre meglio non esagerare – riprende Gulino – ma è importante anche prestare attenzione alla pulizia dei dispositivi utilizzati. Può bastare un lavaggio con acqua e sapone dopo l’utilizzo o si può ricorrere alle soluzioni disinfettanti solitamente impiegate in presenza di un bambino. Ed è importante anche ripulire il beccuccio nel caso si utilizzino spray pronti all’uso”.
Non solo per i bambini
Se raggiungere l’autonomia nella pulizia delle narici dal muco, soffiandosi il naso, libera dalla necessità di ricorrere ai lavaggi nasali, diversi prodotti in commercio sono dedicati anche agli adulti. E funzionano, ricorda su The Conversation Mary J. Scourboutakos, medico di famiglia e divulgatrice, citandone l’efficacia nel ripulire le vie nasali da patogeni, nel ridurre dunque la carica virale e l’azione di supporto anche contro le riniti allergiche e sinusiti. Alcuni studi, inoltre, sembrano suggerire che questa vecchia pratica – Scourboutakos ne ricorda le origini ayurvediche e la diffusione anche nell’antica Roma – aiuti anche ad ridurre di un pochino la durata dei sintomi in caso di sindromi respiratorie. E ripulendo le vie nasali, ne preserva l’azione di difesa. “L’irrigazione nasale con soluzione salina – scrive – non solo riduce la durata della malattia, ma anche la trasmissione virale ad altre persone, riduce al minimo la necessità di antibiotici e potrebbe persino ridurre il rischio di ricovero ospedaliero per il paziente”.
Via: Wired.it
Credits immagine: Brittany Colette su Unsplash
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