Se l’intelligenza artificiale scrive poesie

Stringhe di caratteri e parole messe in verso, al pari di un poeta. A comporre poesie però stavolta è l'intelligenza artificiale e non sempre le poesie della macchina sono distinguibili da quelle umane, anzi

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La capacità di comporre sonetti è una prerogativa solo umana? Forse a molti verrebbe da rispondere: “ma certamente”! Ma se esistesse un’intelligenza artificiale in grado di produrre poesie al pari degli esseri umani? Jack Hopkins, fondatore della Spherical Defence Labs LLC di Londra ed ex ricercatore presso il laboratorio di Informatica di Cambridge, ci è andato vicino, sviluppando alcuni algoritmi per istruire una rete neurale artificiale a produrre poesie del tutto paragonabili a quelle composte dall’essere umano. In contemporanea un autore cinese ha pubblicato il primo volume di poesie scritte dall’IA, a cui sono seguite alcune polemiche.

Una delle principali critiche punta sul fatto che scrivere poesie non è semplicemente questione di mettere in fila una parola o un carattere dietro un altro ricopiando la metrica di un determinato stile poetico. Le poesie sono piuttosto un’espressione di sentimenti, pensieri ed emozioni. Possiamo insegnare tutto questo a una macchina?

Nel lavoro condotto insieme al collega Douwe Kiela della Facebook AI Research, Hopkins ha applicato metodi e algoritmi diversi per istruire la rete neurale artificiale con memoria a breve e lungo termine (LSTM), proprio per far sì che essa fosse in grado di produrre non solo sonetti, ma diversi tipi di metriche, su tematiche di volta in volta differenti. I modelli precedenti erano costruiti per lo più per generare un solo tipo di stile, senza possibilità di variare e riconoscere metriche differenti o di scrivere seguendo una particolare tematica. Quello ideato da Hopkings permette invece di programmare la rete neurale affinché scriva con un particolare ritmo, su temi ben specifici, utilizzando tutte o quasi le figure retoriche proprie della poesia (come rime, allitterazioni, assonanze e consonanze). Per far questo l’IA è stata istruita adeguatamente, mediante la “lettura” e l’assimilazione di 7,56 milioni di parole e 34,34 milioni di caratteri, ricavati da libri di poesie del ventesimo secolo pubblicati online.

L’IA è stata così in grado di produrre sequenze di parole, linee, aggiungendo un carattere dopo l’altro, predicendo il carattere successivo in base alla stringa di quelli precedenti. Inoltre Hopkings non si è limitato a fornire la possibilità di scegliere una determinato stile in base alla distribuzione di accenti e sillabe, ma ha fatto in modo che si potesse indirizzare l’IA nel scrivere seguendo un tema specifico.

Raggruppare preventivamente parole simili, associandole a un particolare tema permette all’IA di selezionare man mano specifici termini che rientrano nella tematica selezionata. È possibile ad esempio chiedere all’IA di scrivere un sonetto sull’estate e se la linea che l’IA sta producendo non risulta abbastanza “estiva” per la scelta di vocaboli, cancella e ricomincia dal principio.

I risultati potrebbero a volte essere sorprendenti o non del tutto decifrabili, ma le analisi condotte da Hopking hanno rilevato che il 70% delle linee prodotte secondo questo modello non conteneva errori. Inoltre, per le 70 persone a cui è stato chiesto di distinguere tra frammenti di poesia quali fossero quelli prodotti dalla rete neurale artificiale a quali quelli composti da veri poeti, le due fonti sono risultate indistinguibili. I versetti considerati dai partecipanti più “umani” dal punto di vista emotivo ed estetico, erano in realtà quelli prodotti dalla macchina (sul NewScientist potete farvene un’idea). Non resta che provare e mettersi alla prova.

Riferimenti: Facebook Research

 

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