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Letteratura e scienza

di
Gabriella Palli Baroni

Andrea Frova
Il test di coscienza e altri racconti quasi catastrofici
Il Filo, 2007, pp. 167, euro 14,00

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È un lampo, il lampo vivo e intenso di un laser a illuminare la pagina e a condurci all’interno di un laboratorio. E subito il lettore avverte che l’orizzonte narrativo è nuovo e diverso, che chi racconta è uno scienziato che conosce profondamente la realtà e l’originalità, le difficoltà e la felicità della ricerca. Accanto tutto un mondo di amicizie, affetti, passioni, delusioni e sogni, che Andrea Frova muove sulla tastiera di una prosa ricca e duttile, elegante e classica, acuminata, calibrata tra informazione tecnica, precisa e chiara, e connotazione, che lascia trasparire umori, scatti d’ironia, emozioni.

Sono otto i racconti lunghi qui raccolti in un disegno compatto e sicuro, orditi pazientemente sino al rovesciamento e alla sorpresa finali, che il titolo suggerisce sotto l’indicazione di racconti quasi catastrofici. Narrano storie diverse, spesso amare e critiche nei confronti della società presente, ma tutte ravvicinate da una visione laica e generosa della vita, da un umanesimo fondato sulla fiducia nella ragione, sul suo “fuoco”. Fiducia nella ragione che regge e guida l’operare scientifico naturalmente, ma anche fiducia nella fantasia, nella forza dell’immaginazione e del desiderio, in fondamentali onestà e autenticità, che sottraggano ai giochi di potere, di mercato, di prevaricazione e meschinità politica, di distruzione della bellezza e della poesia dell’universo.

Così, se da un lato avvertiamo il fascino dell’esperimento fisico, dei passaggi e delle attese; se ammiriamo la ricchezza delle immagini, delle forme e dei colori (le “fluorescenze”, quella “giallastra del cristallo”; la “brace pulsante, incandescente e gelida allo stesso tempo”; gli sprazzi di luce; il colore “violetto” del laser o l’“ombra azzurra” sulla neve); se ci colpiscono il sentimento dell’esistenza da gustare istante per istante e la malinconia della perdita, la passione per le montagne (Rifugio Tuckett, La cresta del Sirente), per la musica grande e meravigliosa, che sa nutrire l’animo e svuotarlo da ogni egoismo (Concerto di ottoni); se condividiamo le belle pagine, che parlano della solidarietà e dell’amicizia o dell’amore; dall’altro avvertiamo, e sta qui l’originalità della struttura narrativa, che la tragedia e la sconfitta, pur rappresentata talvolta con ironia e con sorridente complicità, gravano sull’uomo e sul suo impegno nel mondo.

Non è facile, scriveva Amelia Rosselli, “saper sperimentare con la vita”. È quanto suggerisce con le vicende dei suoi personaggi Andrea Frova, consapevole dei naufragi cui possono andare incontro la speranza e la fiducia umane: dello scienziato vittima dell’ambiente e del sistema improvvidi e ostili (tema questo che rende estremamente attuali alcuni racconti); dell’uomo comune che alimenta in sé un grande sogno (La ballata di Fausto rinnovante il mito di Faust); di chi si trova a soffrire e a contrastare la violenza sociale (Un tribunale di donne); di chi avverte dolorosamente le deturpazioni dell’ambiente naturale e la fine di un clima pacifico e sereno (Una coppia tranquilla); dell’uomo macchina infine, il computer protagonista del Test di coscienza, “osteggiato erede della specie umana” destinato all’autodistruzione.

Lo scrittore, camminando sapientemente nel solco dell’auspicata, e non sempre raggiunta, unità delle due culture, realizza un tessuto, anche stilistico, che fonde all’apice letteratura e scienza, facendo perno sulla creatività sia dell’artista sia dello scienziato. Sono “civiltà e immaginazione” a restituirci il respiro dell’armonia perduta e del futuro possibile, di ciò che la mente umana può ancora fare per salvare la bellezza del mondo e la sua fisica realtà.

 

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