L’aula magna de “La Sapienza”, stracolma di docenti, ricercatori e studenti, ha ribadito il proprio no al d.d.l. del ministro Letizia Moratti sul riordino dello stato giuridico della docenza universitaria. L’assemblea nazionale, che ha avuto inizio sotto la statua della Minerva, ha riunito le delegazioni di 35 atenei italiani e tante sigle sindacali e organizzazioni professionali di precari, ricercatori, dottorandi e docenti. E molti studenti che si sono schierati al fianco dei docenti nella protesta. Sotto accusa tutti i punti della riforma: dall’abolizione del ruolo dei ricercatori sostituiti da co.co.co, agli incarichi a tempo, all’istituzione del concorso nazionale. La richiesta dell’assemblea è stata unanime: il ritiro immediato del disegno di legge delega e la predisposizione di un nuovo d.d.l. che tenga conto delle richieste del mondo universitario. “Il nostro ateneo è stato uno dei primi a mobilitarsi”, spiega Gianni Orlando, pro-rettore de “La Sapienza”. “Il nostro obiettivo è di far diventare questa questione un problema di tutta la società civile, perché riguarda il futuro dei nostri giovani”. Dopo un corteo simbolico nei giardini de “La Sapienza”, la protesta è continuata con un sit-in dei ricercatori, i più colpiti dalla riforma, davanti al Ministero dell’Università proprio mentre il ministro Moratti discuterà della legge delega con le parti sociali (Snur-Cgil). E per il primo marzo è previsto uno sciopero generale per tutti i livelli dell’istruzione, dalla scuola materna all’università. (r.p.)





