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Maschi, portati per le simmetrie

I maschi sono più bravi delle femmine a ruotare mentalmente un oggetto, e vantano le loro abilità spaziali già al quinto mese di vita. A suggerirlo è uno studio condotto su venti bambini e venti bambine da Scott P. Johnson dell’Università della California e David S. Moore dello Pitzer College (Usa), esperti di percezione e apprendimento infantile.

La rotazione mentale di un oggetto richiede la sua rappresentazione nelle tre dimensioni e la capacità di immaginarlo nei diversi orientamenti. Differenze di genere nello svolgere questo compito sono note, per gli adulti, da circa trent’anni. Ora però i due ricercatori sembrano dimostrare che esistono già nella prima infanzia.

Per la loro ricerca, apparsa su  Psychological Science, Johnson e Moore hanno utilizzato un metodo comune nel campo della percezione infantile: mostrare un’immagine ai bambini finché il loro tempo di attenzione si dimezza rispetto a quello iniziale. Questo viene interpretato dagli studiosi come un segno che i bambini riconoscono l’immagine come familiare.

Gli psicologi hanno presentato ai piccoli partecipanti una “L” tridimensionale costituita da tubi colorati proiettata su uno schermo. Quando i bambini si mostravano annoiati, il fotogramma veniva sostituito con un’immagine dello stesso oggetto, presentato però ruotato. Infine ai bimbi è stata mostrata l’immagine speculare della “L” (come se fosse riflessa in uno specchio). Ad ogni cambio di fotogramma veniva misurato il tempo che i bambini impiegavano a riconoscere l’oggetto.

Ed ecco ciò che è emerso: non solo le bambine hanno osservato le immagini per tempi più lunghi dei maschi, ma questi ultimi hanno dedicato all’immagine speculare un tempo significativamente maggiore che alle altre simmetrie di rotazione. Secondo i ricercatori ciò potrebbe indicare che i maschi sono anche in grado di distinguere tra diversi tipi di simmetria, riconoscendo l’oggetto riflesso come qualcosa di diverso dalla “L” ruotata, con cui prima si stavano annoiando.

“Altri studi avevano mostrato che queste differenze di genere possono essere notate in bambini di quattro anni”, sottolineano gli autori, “ma il nostro è il primo ad aver trovato un modo per valutare questa capacità in bimbi ancora più piccoli”. (f.s.)

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