Meno religione, più tolleranza, e il PIL cresce

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(Foto via Pixabay)

Che ci fosse una relazione tra il distacco dai valori religiosi – secolarizzazione – e la crescita economica, era noto, ma quale fenomeno precedesse l’altro, e se vi fosse o meno una relazione di causalità diretta, è rimasto per molto tempo oggetto di dibattito. Sulla questione hanno fatto luce gli autori di uno studio pubblicato su Science Advances, della University of Bristol e Univeristy of Tennesse, rivelando che è la perdita di rilevanza della religione nella vita sociale ad aver preceduto lo sviluppo economico nel XX secolo.

I ricercatori hanno raccolto i dati di prodotto interno lordo (PIL) e di secolarizzazione per 100 anni in 109 paesi. Il punto di forza dello studio sta nell’avere utilizzato, per ricavare i dati relativi alla secolarizzazione, delle indagini internazionali sui valori culturali, unendo due grandi database che raccolgono sondaggi europei e mondiali, realizzati su centinaia di migliaia di persone, che hanno risposto a una sessantina di domande. Tra queste alcune erano: “Quanto è importante la religione nella tua vita?”, “Sei una persona religiosa?”, “Quanto spesso partecipi a funzioni religiose”, e così via. I database raccolgono dati dal 1990, ma grazie all’utilizzo delle informazioni sugli anni di nascita dei partecipanti, i ricercatori sono riusciti a ottenere le stime dei valori per tutto il XX secolo.

Gli studiosi hanno anche incluso nei modelli delle variabili di controllo: livello di educazione, ceppo linguistico e una misura di tolleranza verso gli altri, valutata sempre nell’ambito dei database internazionali, sulla base di domande riguardo l’atteggiamento verso l’omosessualità, il divorzio, il suicidio e l’aborto. In questo modo hanno potuto verificare se questi fattori avessero o meno un ruolo nell’interazione tra valori religiosi e crescita economica.

Per capire quale fenomeno – crescita del PIL o secolarizzazione – precedesse l’altro, gli autori hanno utilizzato dei modelli matematici. Sebbene l’ordine degli eventi non implichi necessariamente un meccanismo di causa-effetto, permette di escluderne uno la cui sequenza temporale non sia rispettata. Per esempio, se A viene prima B, non è detto che A causi B, ma sicuramente B non può avere causato A.

I risultati indicano che il distacco dai valori religiosi precede la crescita economica, escludendo che sia stata quest’ultima a indurre i processi di secolarizzazione. D’altra parte non è detto che, pur rimanendo una valida ipotesi, sia stato il cambiamento dei valori a indurre la crescita economica, spiegano gli autori. Anche l’educazione precedeva ed è risultata correlata con il distacco dai valori religiosi.

Altro risultato fondamentale dello studio è che la tolleranza per i diritti individuali è strettamente correlata alla crescita economica, e questa potrebbe essere una spiegazione valida dell’aumento del PIL. “Il fattore della tolleranza”, spiegano gli autori, “soprattutto relativo ai diritti al divorzio e all’aborto, quindi probabilmente correlati con i diritti delle donne in generale, sembra essere una buona spiegazione dell’aumento di PIL pro-capite”. Ovvero, l’emancipazione femminile potrebbe essere stata parte del motore della crescita economica, lasciando alle donne più libertà di lavorare.  

I nostri risultati indicano che la secolarizzazione precede lo sviluppo economico, e non viceversa. Tuttavia, abbiamo il sospetto che la relazione non sia direttamente causale. Abbiamo notato che la secolarizzazione porta allo sviluppo economico solo se accompagnata da un aumento nel rispetto per i diritti individuali” spiega Damian Ruck della University of Bristol, primo autore dello studio. “Molto spesso la secolarizzazione è accompagnata dalla tolleranza dell’omosessualità, dell’aborto, del divorzio, e così via. Ma ciò non vuol dire che gli stati religiosi non possano crescere a livello economico. Le istituzioni religiose devono trovare la loro strada di modernizzazione e rispetto dei diritti dei cittadini”.

Riferimento: Science Advances

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