Nanoparticelle in incognito per ingannare il cancro

Sono grandi poco più di qualche milionesimo di millimetro, all’incirca come un virus, e si mimetizzano nel sangue per aggirare il sistema immunitario: sono le nanoparticelle create dagli scienziati dell’Università della California a San Diego, piccole molecole sintetiche che potrebbero rappresentare un’innovazione nel trattamento dei tumori. La ricerca americana è pubblicata sulla versione online di Pnas.

Quello pensato dagli studiosi californiani è un vero e proprio travestimento: alcune nanoparticelle biodegradabili, alle quali vengono legate piccole molecole di farmaci antitumorali, vengono rivestite con membrane cellulari naturali, prelevate dai globuli rossi. In questo modo i ricercatori riescono a camuffare i corpuscoli in modo da evitare la reazione del sistema immunitario nei confronti di sostanze ritenute estranee all’organismo. Così i medicinali possono raggiungere senza problemi l’area colpita dalle cellule maligne.

“È la prima volta che membrane cellulari naturali vengono legate a nanoparticelle sintetiche per il trasporto di medicinali nell’organismo”, ha detto Linagfang Zhang, ingegnere alla Jacob School of Engineering dell’Università di San Diego, a capo del gruppo di ricerca. “Questo metodo – ha aggiunto Zhang – presenta un rischio molto minore di risposta immunitaria aggressiva”.

I corpuscoli sono infatti già usati con successo in trattamenti clinici del cancro, ma di solito sono avvolti in materiali sintetici (come il glicole polietilenico): si crea artificialmente una patina protettiva che dura qualche ora e che dà il tempo al farmaco di raggiungere i tessuti malati. Con il nuovo metodo di Zhang e del suo team, invece, i medicinali riescono a circolare nell’organismo malato per quasi due giorni senza essere aggrediti dal sistema immunitario.

I ricercatori dell’Università della California non sono gli unici ad aver visto nelle nanoparticelle dei possibili agenti in incognito. In una ricerca pubblicata il 19 giugno su Nature Materials, alcuni scienziati del MIT hanno dimostrato che è possibile creare in laboratorio dei corpuscoli che comunichino tra loro all’interno dell’organismo: questa abilità migliorerebbe la loro efficienza nel trasportare i medicinali.

I ricercatori hanno studiato un nuovo sistema di veicolazione dei farmaci che si basa su due fasi successive. La prima consiste nella “ricognizione”: parte dei micro corpuscoli arriva al tumore attraverso i vasi sanguigni danneggiati intorno ai tessuti malati. Una volta giunte nell’area colpita, le nanoparticelle riscaldano il tessuto circostante, simulando una lesione e innescando così un processo di coagulazione del sangue. Le altre nanoparticelle – in numero molto maggiore – sono legate a una proteina (fibrina) che le dirige verso il coagulo: queste sono le vere trasportatrici del farmaco, che così può raggiungere il tumore con una efficacia 40 volte maggiore rispetto ai metodi attualmente usati. Un’azione congiunta che ricorda quella di una squadra ben addestrata.

Entrambe le ricerche hanno bisogno di ulteriori test. Ma questi due nuovi metodi potrebbero rappresentare un modo di migliorare la qualità della vita dei malati di cancro, velocizzando e ottimizzando le loro cure.

1 commento

  1. Ciao Zanno, scusami ma quanto sei scontato e banale con questa storia delle erbe e dei brevetti. penso che se la soluzione fosse così semplice non si starebbe a morire ancora di cancro.

    la questione di queste nanoparticelle cammuffate è molto interessante. mi lascio andare a una riflessione a caldo: i globuli rossi sono i primi ad essere fortemente monitorati dal sistema immunitario, quindi si andrebbero a creare dei finti eritrociti personalizzati? non sarebbe più semplice prelevare i globuli rossi del soggetto, e accorpare le nanoparticelle a questi?

  2. “Questo metodo – ha aggiunto Zhang – presenta un rischio molto minore di risposta immunitaria aggressiva”.

    Quindi si cerca di inserire dei “farmaci” ma la loro presenza stimola una risposta immunitaria agressiva .
    IL problema sono le nanoparticelle metalliche e altri inquinanti e loro con cosa la curano ? aggiungendo altre nanoparticelle …completamente matti .Piuttosto una cura a base di edta non andrebbe bene ? o chelanti naturali sotto forma di erbe ?
    Già dimenticavo che le erbe non sono brevettabili …

  3. Sì, l’idea è proprio quella: prelevare i globuli rossi dagli stessi pazienti – ove possibile – e creare un “veicolo di cura” personalizzato, in modo da quasi azzerare il rischio di un attacco del sistema immunitario.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here