HomeSocietàNon si gioca con la vita

Non si gioca con la vita

di
Beatrice Busi

Eleonora Cirant Non si gioca con la vita. Una posizione laica sulla procreazione assistitaEditori Riuniti, 2005pp. 221, euro 12,00“Quella «vita» che con la sua tirannia etica domina il discorso contemporaneo appartiene alla storia dell’illusione e dell’inganno – o forse della religione –, non alla storia del corpo”. Così, la storica Barbara Duden nel suo importantissimo libro “Il corpo della donna come luogo pubblico” ci ricorda come la trasformazione della vita in categoria sia iniziata proprio con la nascita della scienza che pretende di studiarla, la biologia. Al dibattito sul referendum che riguarda la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, la storicizzazione delle categorie del pensiero non può che giovare. Perché grande è la confusione sotto il cielo, troppi i fantasmi e le paure ancestrali che lo dominano, troppe le finzioni del discorso alle quali si vuole attribuire uno statuto di realtà autonoma, molto pericoloso il tentativo di sacrificare il “vivente” ad un astratto concetto di “vita”. Il libro di Eleonora Cirant ci aiuta a fare un po’ d’ordine, restituendo il giusto primato all’esperienza umana nella sua concretezza e dimostrando che si può esercitare la critica alla razionalità scientifica senza evocare gli spettri dell’eugenetica o invocare il ritorno a un ordine sociale tradizionale strumentalmente definito “naturale”. “Abbiamo esperienza di un mondo fatto di sfumature, ma per comprenderci costruiamo convenzioni, scegliendo arbitrariamente i diversi nomi con cui chiamare fasi che si susseguono senza soluzione di continuità”, dice Cirant. Così sta accadendo con il genoma, al quale spesso si tenta di ridurre l’intera natura umana anziché descriverla come un inestricabile intreccio tra biologia e storia, così è accaduto con l’embrione, come se fosse dotato di una sua individualità e potesse fare a meno del corpo materno. Del resto, come sottolinea Elena Del Grosso nell’introduzione al libro, “la legge 40 si appoggia e si appella a quella parte della comunità scientifica che, rifacendosi a una visione estremamente riduzionistica della vita in generale e nello specifico della vita umana, fornisce le basi concettuali ideologiche e scientifiche utili, come anche nel passato, a colmare il vuoto della politica e a costruire i cartelli ideologici delle classi dominanti”. Per lo stesso motivo si deve e si può, come fa Cirant, mettere sotto accusa “la deriva mercantile dell’impresa scientifica in campo biomedico” senza abbandonarsi alla deriva di segno opposto, quella proibizionista. Si deve denunciare la mancanza di trasparenza nell’assegnazione dei fondi per la ricerca sulle cellule staminali adulte erogati dalla Commissione istituita dall’ex-ministro della Sanità Girolamo Sirchia. Si deve svelare che molti dei membri del Comitato di astensionisti “Scienza e Vita” sono i beneficiari di quei finanziamenti e che il sottotesto dello slogan della “difesa della vita” è “non abbiamo nessuna intenzione di dividere quei fondi con la ricerca sulle staminali embrionali”. Si può lavorare per restituire la scienza all’interesse pubblico, aprendo i laboratori, difendendo il genoma come “bene comune”, abbattendo lacci e lacciuoli imposti da brevetti e copyright, spingendo sulla cooperazione tra comunità scientifica, politica e società e sulla condivisione della conoscenza. Ma non si può e non si deve delegare alcunché a un legislatore culturalmente inadeguato a confrontarsi con le sfide imposte dalla tecnoscienza. Perché come conclude Cirant, “la tecnica, credo, enfatizza in tratti marcati – caricaturali – i molti volti del nostro essere umani. La bontà e l’orrore ci appartengono. A ciascuna, a ciascuno, e insieme, ogni giorno tocca il dovere e il piacere di comporre e ricomporre il senso del proprio esistere nel mondo”.

RESTA IN ORBITA

Articoli recenti