Non sottovalutate il meteo: ecco come ci ha rivoluzionato la vita

Non servono solo a pianificare un’uscita in barca o una partita di calcetto: riuscire a prevedere il tempo meteorologico vuol dire anche prepararsi meglio a disastri naturali

Meteo
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“Io credo che fra tutte le sciocchezze e irritanti buffonerie che ci tormentano”, scriveva nel 1889 Jerome Klapka Jerome in quel capolavoro di umorismo senza tempo che è Tre uomini in barca, “questa frode delle previsioni del tempo sia la più grave. Essa «prevede» precisamente ciò che accadde ieri, e precisamente l’opposto di ciò che deve accadere oggi”. Oltre cento anni fa probabilmente era vero: molti fenomeni atmosferici non erano ancora stati compresi, non esistevano ancora modelli meteorologici predittivi efficaci, e soprattutto non erano ancora stati inventati gli strumenti tecnologici di cui disponiamo oggi. A partire dalla metà del ventesimo secolo, tuttavia, le cose sono cambiate significativamente (e velocemente): come raccontano oggi tre esperti sulle pagine di Science, in uno speciale pubblicato in occasione del centesimo compleanno della American Meteorological Society, la meteorologia ha fatto passi da gigante, arrivando a formulare previsioni attendibili fino a 9-10 giorni nel futuro. Uno strumento di cui ormai non possiamo più fare a meno: tanto che, con buona pace di Jerome, il termine “meteo” è costantemente nella classifica delle parole più cercate online.

Il meteo non è solo per le gite

L’importanza e l’utilità delle previsioni del tempo, spiegano gli autori del paper, va ben al di là della pianificazione di escursioni e scampagnate: “Le previsioni del tempo”, scrivono, “forniscono diversi benefici alla società, dalle allerte meteo alla pianificazione agricola”. E ancora: “Migliorare ulteriormente le previsioni può contribuire significativamente alla conservazione degli ecosistemi: si pensi per esempio agli incendi nelle foreste o alle migrazioni degli uccelli”. Le previsioni odierne degli uragani, individuabili con 72 ore di anticipo, sono più accurate di quelle a 24 ore di quarant’anni fa, il che aumenta di gran lunga il tempo disponibile per le evacuazioni; analogamente, siamo oggi in grado di prevedere il meteo a 5 giorni con la stessa precisione delle previsioni a un giorno del 1980. Le cifre, d’altronde, parlano da sole: gli investimenti nel miglioramento delle previsioni meteorologiche pagano fino a 10 volte la posta. Uno studio del 2009, per esempio, ha messo in luce che le previsioni del tempo, negli Stati Uniti, “valgono” complessivamente oltre 31 miliardi di dollari, a fronte di una spesa di circa 5 miliardi di dollari tra investimenti pubblici e privati.

Come siamo diventati bravi

Le ragioni di passi avanti così significativi sono molteplici: anzitutto, l’avanzamento nelle osservazioni, reso possibile grazie ai numerosi satelliti in orbita e ai sensori di superficie, che forniscono informazioni quasi in tempo reale più volte al giorno; a seguire, ovviamente, la disponibilità di computer sempre più veloci e potenti e il miglioramento della comprensione della fisica dell’atmosfera; e ancora lo sviluppo di tecniche avanzate per mettere insieme dati e modelli. Tuttavia, c’è ancora spazio per migliorare: la sfida, spiegano gli autori, è comprendere sempre meglio come le dinamiche che regolano l’evoluzione temporale dell’atmosfera dipendano dalle cosiddette condizioni al contorno, ossia la “fotografia” del sistema al momento zero, quello in cui si formulano le previsioni. “La sensibilità dalle condizioni al contorno”, spiegano, “varia molto nello spazio e nel tempo, e un avanzamento importante è costituito dalla crescente abilità di quantificare l’incertezza sulle previsioni mettendo insieme un gran numero di modelli [i cosiddetti ensemble, ndr] ciascuno dei quali parte da condizioni al contorno leggermente diverse, ma tutte ugualmente plausibili”. Affinando questa tecnica, secondo gli esperti, potremmo andare oltre l’attuale limite di 9-10 giorni, superando addirittura le due settimane.

Basta disuguaglianze

Quella della comprensione delle condizioni al contorno, comunque, non è l’unica sfida che la meteorologia moderna deve affrontare. Esiste ancora, spiegano gli autori, un problema di disomogeneità geografica da risolvere: in alcune regioni del mondo, in particolare nei paesi in via di sviluppo, lo scarso accesso agli strumenti di previsione lascia ampie fette di popolazione particolarmente vulnerabili ai disastri naturali: un report della Banca Mondiale ha calcolato in 500 milioni l’anno l’entità degli investimenti richiesti per l’aggiornamento dei servizi metereologici e idrologici nelle zone più disagiate del pianeta. Un investimento che potrebbe salvare fino a 23mila vite ogni anno. Ditelo a Jerome.

Credit immagine: Nasa

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