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Occhio a quei farmaci

Alcuni farmaci che interferiscono con l’attività elettrica del cuore possono far aumentare fino a tre volte il rischio di morte per arresto cardiaco. Lo sostiene uno studio olandese pubblicato sullo European Heart Journal. I medicinali coinvolti, di cui era già noto il legame con l’aritmia cardiaca, sono quelli che prolungano l’intervallo QTc, cioè la durata dell’attività elettrica che controlla la contrazione delle cellule del cuore, e comprendono alcuni farmaci gastrointestinali, antipsicotici e antibiotici. L’elenco di questi farmaci è presente sul sito Arizona Cert. Il rischio più alto è per chi fa uso quotidiano di questi farmaci gastro-intestinali e antipsicotici, soprattutto nei primi 90 giorni di assunzione, mentre non risulta nessun aumento del rischio per chi ha smesso di prenderli. Secondo Bruno Stricker, dell’Erasmus Medisch Centrum di Rotterdam, e co-autore della ricerca, non c’è però da allarmarsi: “L’incidenza annua dei morti per arresto cardiaco nei Paesi occidentali è di circa 1-2 per mille. Per chi assume questi farmaci sale al 3 per mille.” Il rischio va quindi valutato nella giusta prospettiva: “Questi farmaci sono vitali in molti casi”, conclude Stricker, “perciò è fondamentale che i pazienti non smettano di prenderli di propria iniziativa”. (p.g.)

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