Un orto su Marte: ecco il prototipo italiano

Coltivare un orto su Marte. Tra i vari problemi da risolvere in vista di future missioni umane sul pianeta rosso quello di come alimentare i primi coloni è prioritario.Tra i sforzi scientifici per provare a rispondere a queste domande, una possibile risposta si chiama HortExtreme, cioè orto estremo, e forse un giorno potrebbe essere lo standard per coltivare piante sul pianeta rosso. Il progetto è nato dalla collaborazione del Centro di Ricerche Enea Casaccia (Roma) con l’Università di Milano e l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi).

Il prototipo

Il prototipo di “orto estremo” è stato realizzato da Luca Nardi, ricercatore dell’Enea, cui è stato anche conferito il premio EcoTechGreen. Il prototipo infatti, si è distinto fra altri 19 candidati e si è aggiudicato il premio promosso dalla rivista Paysage Topscape, dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori. Alla manifestazione tenuta in collaborazione con Padova Fiere, l’orto tecnologico di Nardi è stato premiato “per dimensione, strategia e proposta rappresentando possibili nuove ispirazioni per lo sviluppo futuro del progetto del paesaggio.”

Come coltivare un orto su Marte

Come potrebbe essere coltivato un orto su Marte? HortExtreme fornisce un possibile modello. Ha una superficie coltivabile di quattro metri quadrati e si trova all’interno di una camera gonfiabile. Ci sono quattro livelli per le colture: due per la germinazione e due per la crescita. Parliamo, in questo caso di coltura idroponica, cioè una tecnica di coltivazione “fuori suolo”. Significa che non si usa terra bensì un substrato inerte, come argilla espansa.

Le micro-piante vengono poi irrigate con soluzioni nutritive a base di acqua. Il prototipo HortExtreme è dotato di sensori e luci led che consentono di fornire alle piante illuminazione e nutrimento a intervalli regolari, e di un sistema di telecamere per monitorare i principali parametri di sviluppo, i consumi di acqua ed energia e le rese produttive. Si tratta di un orto con un sistema integrato per la gestione e il controllo delle piante, che può avvenire anche da remoto.

Prove sul campo terrestre

L’orto è stato già testato lo scorso febbraio in Oman, mettendo alla prova colture di micro-verdure come amaranto, cavolo cappuccio, senape e ravanello. L’obiettivo era simulare alcune condizioni presenti sul pianeta rosso. Oltre all’orto tecnologico italiano ci sono stati altri quindici esperimenti internazionali, nell’ambito della missione Amadee-18, coordinata dall’Austria Space Forum. Conosceremo i risultati della missione nel 2019.

(Foto: Enea)

Intanto, HortExtreme ha ricevuto la visita del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella sua visita ai laboratori del Centro di Ricerche Enea Casaccia, dove si prova ad immaginare e sperimentare le future coltivazioni spaziali, ma si studiano anche le piante come possibili “fabbriche vegetali” di biovaccini.

Riferimenti: Enea

Redazione Galileo

Gli interventi a cura della Redazione di Galileo.

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