Pando, il più grande organismo vivente, è in pericolo

Pando
(Foto: Wikimedia Creative Commons)

Pando in latino significa “mi espando”, ed è considerato il più grande organismo vivente della Terra. E una colonia di 47.000 pioppi tremuli (Populus tremula) americani geneticamente identici connessi da un unico e gigantesco apparato radicale. Scoperto nel 1976 nella foresta nazionale di Fishlake ,nello Utah, ha circa 80 mila anni e pesa 6 mila tonnellate. Con i suoi 106 acri di estensione, è molto più grande delle altre foreste clonali di pioppo tremulo: quelle degli Stati Uniti occidentali, per esempio, hanno una dimensione media di soli 3 acri. Da migliaia di anni rappresenta un habitat ideale per circa 70 specie di piante e animali. Ma Pando è sotto minaccia, quella dell’impatto umano, del clima e dei grandi erbivori.

Cosa minaccia il futuro di Pando

A riaccendere l’attenzione su Pando è oggi un articolo su The Conversation di Richard Elton Walton, ricercatore della Newcastle University originario dello Utah. Che infatti la colonia non se la passasse bene è noto da tempo: nel 2018 uno studio pubblicato su PLOS One dagli scienziati del Wildland Resources Department and Ecology Center della Utah State University mostrava che Pando aveva smesso di espandersi a partire dagli anni Settanta. Le cause? Prolungata siccità, incendi boschivi e la presenza sempre più massiccia di erbivori.

Pando si espande con la propagazione clonale: quando un tratto di radice ha raggiunto una certa distanza dagli altri, sviluppa dei polloni che diventano nuclei di nuovi steli, geneticamente identici all’originale. La maggior parte degli alberi vive per circa 130 anni: quando i più vecchi cadono, la luce raggiunge il suolo del bosco e stimola la crescita dei polloni che diventano nuovi steli clonali.

Da qualche tempo però su Pando c’è più di qualche minaccia. Sembra infatti che il cervo mulo sia particolarmente ghiotto di polloni: mangiandoli non permette la rigenerazione della foresta. Ma non solo: lee restrizioni sulla caccia in quest’area sono arrivate troppo tardi, quando l’essere umano aveva già ucciso i predatori naturali degli erbivori, come orsi e lupi che in passato tenevano lontani alci e cervi. Ora Pando costituisce per questi animali un habitat ideale grazie anche alla protezione del Servizio Forestale Nazionale degli Stati Uniti. L’opera di devastazione è completata dagli animali da pascolo lasciati circolare liberamente in quest’area nei mesi estivi.

Anche il clima minaccia Pando

Pando si è formato dopo l’ultima era glaciale e ha sempre goduto di un clima stabile. Anche se si trova in una regione alpina circondata dal deserto e caratterizzata da temperature estreme, dal caldo torrido alla siccità, è la rapidità dei cambiamenti climatici a minacciare la sopravvivenza dei singoli alberi e dell’intero ecosistema. Gli alberi più vecchi sono affetti da almeno tre patologie: cancro della corteccia fuligginosa, macchie fogliari e attacchi fungini.

La resilienza di Pando

Nonostante queste minacce, Walton sottolinea che Pando sembra avere una spiccata resilienza: nonostante abbia già affrontato malattie, incendi boschivi e il pascolo dei grandi erbivori, è ancora il più grande organismo scientificamente documentato al mondo. Non mancano elementi che invitano a sperare nella sua sopravvivenza. In un’area recintata da alcuni decenni per rimuovere gli alberi morenti, è stata infatti osservata una buona ripresa della crescita di nuovi steli. Oltre alle attività dei ricercatori e della guardia forestale, nel 2019 è nata l’associazione Friends of Pando che svolge attività di divulgazione, sensibilizzazione e ricerca e mira a rendere Pando accessibile a tutti virtualmente. Buona fortuna Pando.