Panem et circenses, il segno di Roma nel Mediterraneo

I corpi nudi e possenti di due lottatori avvinghiati in una presa: i colori sono vividi anche se la scena risale a 1800 anni fa e racconta di un’epoca, tra il II e il III secolo d.C., in cui i giochi circensi, primo fra tutti la lotta, erano la forma di svago più apprezzata a Roma e sulle sponde del Mare nostrum dominato dai romani. Tanto che l’Impero ne fece un vero e proprio strumento di affermazione culturale e politica, come testimonia la scena dei lottatori proveniente dalle Terme di Ghigti, conservata al Museo del Bardo di Tunisi ed esposta insieme ad altri reperti della stessa provenienza alla grande mostra internazionale Le civiltà e il Mediterraneo in corso a Cagliari. A raccontare dell’influsso culturale di Roma nella provincia d’Africa e nel Bacino del Mediterraneo, in particolare nel tempo libero e nelle attività di intrattenimento, sarà oggi a Cagliari Fatma Naït Yghil, direttrice del Museo del Bardo di Tunisi, in una conferenza alla Fondazione Sardegna.

giochi
Lottatori nudi in presa (II-III sec. d.C.), Museo nazionale del Bardo

Panem et circenses in terra d’Africa

Per la politica romana lo spettacolo dei giochi non era solo un modo di accontentare la plebe con panem et circenses, cibo e spettacoli cruenti. La diffusione dei giochi circensi nell’impero, infatti, faceva parte di una strategia di colonizzazione culturale: inglobare e assoggettare province tanto eterogenee, affermando la superiorità romana. Per osservare la romanizzazione della provincia d’Africa, l’odierna Tunisia e parte di Libia e Algeria, bastano i numeri: qui si trovavano 32 dei 100
anfiteatri sparsi in tutto l’impero.

Il numero eccezionale si spiega anche con la facilità di approvvigionamento di fiere per l’industria circense. Infatti, la terra d’Africa riforniva le arene di animali esotici, elefanti, rinoceronti, leopardi e leoni. L’attività di cattura e vendita delle ferae era particolarmente redditizia. I giochi che simulavano la caccia di belve feroci e animali esotici, venationes, erano infatti tra preferiti dai cives romani e dai coloni ed erano un’ulteriore dimostrazione della potenza e della ricchezza dell’impero, che sapeva recuperare bestie inusitate dai suoi territori più remoti.

Il Mediterraneo dal Neolitico all’avvento di Roma

Raccontano questa storia di colonizzazione le opere giunte dalla collezione tunisina: sculture e manufatti ma soprattutto i due mosaici del II e III secolo d.C. che raffigurano lo scontro tra due lottatori nudi. Sono esempi della romanizzazione del Mediterraneo, tappa conclusiva del viaggio nel tempo ricostruito dalla mostra.

Inaugurata a metà febbraio al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, Le civiltà e il Mediterraneo ricostruisce l’intreccio di rapporti millenari tra i popoli che si affacciavano sulle sponde del Mediterraneo, tra Italia e Africa, da Oriente e fino al Caucaso, con reperti da musei d’Italia, Germania, Tunisia e Russia. Tra i maggiori contributor della mostra c’è proprio il Museo del Bardo di Tunisi, il più antico museo del Nord Africa, profanato nel 2015 da un sanguinoso attentato dell’Isis che ha fatto 24 morti. Il museo tunisino vanta infatti nella sua straordinaria raccolta archeologica una collezione di mosaici di epoca romana senza pari, tra cui i “Lottatori nudi in presa”.

Il percorso espositivo comincia infatti con tazze, coltelli e pendenti in zanna di cinghiale del Neolitico (5000 a.C.), attraversa le rotte dal Mediterraneo fino al Caucaso delle culture dell’Età del bronzo, con oggetti straordinariamente decorati, e si chiude con l’affermarsi di una cultura sulle altre: l’avvento di Roma. Al centro dell’esposizione le relazioni della Sardegna, terra di nuraghe e approdo nel Mediterraneo, con i popoli del mondo antico.

La conferenza di Fatma Naït Yghil è la prima di un ciclo di incontri con studiosi che illustreranno le connessioni, i contatti, le analogie e le differenze nello sviluppo delle culture e delle civiltà afferenti al Mare Mediterraneo e sui collegamenti con l’Oriente e il Caucaso, dal Neolitico all’Etа del Bronzo.

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