Pausa di due anni per l’Lhc

Dopo ogni grande impresa arriva, finalmente, il meritato riposo. E se la grande impresa si chiama bosone di Higgs, è giusto che il la pausa sia lunga e rinfrancante: il Large Hadron Collider (Lhc), il grande acceleratore di particelle del Cern, ha appena terminato tutte le attività in corso ed è stato spento per due anni di riparazioni e aggiornamenti. Tornerà a funzionare, se tutto va bene, a fine 2014.

Ripercorrere la lista dei successi di Lhc è abbastanza semplice e sbrigativo, e può tutto sommato riassumersi in cinque lettere: Higgs. Anche se gli scienziati non hanno ancora sciolto definitivamente le riserve sul fatto che la particella scoperta a luglio 2012 sia proprio lo sfuggente bosone, di sicuro si tratta di qualcosa che gli somiglia moltissimo, si comporta come previsto ed è stata trovata proprio dove ci si aspettava di vederlo. La conferma ufficiale, quando arriverà, inserirà a pieno diritto il bosone nel complesso puzzle del Modello Standard, la teoria della fisica che spiega l’interazione di tutte le forze e particelle conosciute.

La scoperta dell’Higgs non è stata certamente un traguardo da poco e ha coronato le aspirazioni di almeno due generazioni di fisici teorici; eppure, gli scienziati, per ora, si ritengono un po’ delusi dai risultati di Lhc. Specialmente perché gli obiettivi dell’acceleratore non erano limitati alla ricerca di un particolare bosone: nelle intenzioni dei progettisti, Lhc avrebbe dovuto scoprire una serie di nuove particelle subatomiche e fenomeni fisici esotici, tanto per usare una parola molto in voga nel gergo scientifico. Il disappunto dei ricercatori è abbastanza palese nelle parole di Lawrence Krauss, fisico teorico della Arizona State University: “Se il bosone di Higgs è tutto ciò che scopre Lhc, potrebbe essere un enorme disastro”.

Tra l’altro, gli scienziati speravano che la scoperta dell’Higgs avrebbe offerto la possibilità di intravedere qualcosa oltre il Modello Standard: purtroppo, invece, il bosone si è rivelato troppo ostinatamente normale, vicinissimo a quello che ci si aspettava dalle previsioni e senza alcun accenno di novità rivoluzionarie: “Le questioni fondamentali restano ancora sconosciute: siamo in attesa di nuove informazioni che finora il bosone non è stato in grado di rivelarci”, continua Krauss.

In particolare, gli scienziati speravano di osservare evidenze della cosiddetta supersimmetria, la teoria che predice l’esistenza di un partner identico, ma più pesante, per ogni particella subatomica nota. La supersimmetria permetterebbe di risolvere elegantemente molti problemi del Modello Standard, ma a oggi manca ancora una verifica puntuale delle sue predizioni: ed è questo quello che ci si aspetta da Lhc.

Le speranze non sono ancora del tutto perdute: quando l’acceleratore sarà acceso di nuovo, dovrebbe riuscire a raggiungere la mostruosa energia di 13 TeV, quasi il doppio di quella a cui si è arrivato in questo primo run. E allora, forse, si arriverà finalmente a osservare particelle, forze e fenomeni ancora sconosciuti. A risentirci fra un paio d’anni.

Via: Wired.it

Credits immagine: delaere/Flickr

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