Perché l’Aids non si cura con lo yogurt

Secondo Marco Ruggiero, docente a Firenze, il virus Hiv non sarebbe responsabile dell'Aids. Un nuovo caso di negazionismo che preoccupa la comunità scientifica italiana e internazionale

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In Italia, più precisamente all’Università di Firenze, c’è chi insegna che l’Hiv non provoca l’Aids. Certo si tratta di un corso facoltativo e con pochi iscritti, ma c’è. A denunciarlo è un gruppo di pazienti, l’Hivforum, in una lettera che circola in rete da qualche settimana. Nella missiva si spiega come Marco Ruggiero, ordinario presso il dipartimento di Patologia e Oncologia sperimentali, da diversi anni tenga corsi e firmi tesi di laurea nelle quali si nega il legame causale tra il virus da immunodeficienza umana (Hiv) e la sindrome da immunodeficienza acquisita (Aids). Inoltre, scrivono i pazienti, il docente sostiene che uno yogurt addizionato alla proteina Gc-Maf, chiamato Maf 314 e definito “rafforzatore del sistema immunitario”, consentirebbe all’organismo di combattere il virus senza bisogno di farmaci antiretrovirali. La lettera, inviata anche al rettore Alberto Tesi, ha portato all’apertura di un’inchiesta interna all’ateneo che arriverà a un verdetto entro il prossimo 15 aprile.

Quando si parla di Hiv, le teorie negazioniste o complottiste non sono una novità, in Italia come all’estero. Basti ricordare che proprio sulla scorta di quanto suggerito da Peter Duesberg, uno dei primi negazionisti, il presidente del Sud Africa Thabo Mbeki, dal 2000 al 2008 ha negato che l’epidemia di Aids che colpiva la popolazione fosse causata dall’infezione da Hiv, preferendo dare la colpa alla denutrizione. I mancati interventi in termini di cura e prevenzione sui cittadini sudafricani hanno avuto effetti devastanti, come descrive un recente studio della Harvard Medical School

Proprio insieme a Duesberg, Ruggiero ha pubblicato alla fine del 2011 un articolo sull’Italian Journal of Anatomy and Embryology (IJAE). L’uscita dello studio non è passata inosservata nella comunità scientifica internazionale: Nature ha parlato del “caso” Ruggiero con una news e, in segno di protesta, Klaudia Brix, biologa cellulare della Jacobs University di Brema, si è dimessa dal board scientifico della rivista. Il docente fiorentino, d’altronde, è conosciuto all’estero anche per aver partecipato a congressi internazionali: in un poster presentato alla IAS Conference on  Hiv Pathogenesis, Treatment e Prevention che si è tenuta a Roma nel luglio 2011, Ruggiero sosteneva le teorie di Nobuto Yamamoto sull’efficacia del GC-Maf contro il carcinoma mammario e in un caso di Hiv. Anche in questo caso le proteste del mondo accademico non mancarono di farsi sentire.

Ora la lettera dell’Hivforum potrebbe porre uno stop definitivo alla carriera accademica di Ruggiero. Il professore, raggiunto da Galileo via mail, spiega che “le riflessioni sul ruolo centrale del sistema immunitario si basano sulle affermazioni di Luc Montagnier secondo il quale (libera traduzione) si potrebbe essere esposti al virus Hiv molte volte nella vita senza esserne cronicamente infettati: e un sistema immunitario ben funzionante si libererebbe del virus in poche settimane”. 

“Le argomentazioni proposte sono debolissime, e più volte confutate in modo definitivo a livello internazionale”, commenta invece Stefano Vella, direttore del dipartimento del farmaco dell’Istituto superiore di Sanità e membro della Commissione nazionale per la lotta all’Aids. Ciò che spaventa di più di queste teorie, però, è il fatto che mettendo in discussione l’efficacia dei farmaci e dando eccessiva importanza ai loro effetti collaterali, rischiano di allontanare i pazienti dalle terapie. “Gli effetti collaterali della terapia antiretrovirale esistono e sono conosciuti, oltre a essere oggetto di studio”, spiega Vella. “Tuttavia nella pubblicazione sull’Ijae non vengono illustrati i benefici prodotti da questi farmaci in termini di aumentata sopravvivenza e di imponente riduzione della mortalità, osservati attraverso sia trial clinici controllati sia studi osservazionali”, continua Vella. “Né è citato il fatto che oggi l’aspettativa di vita dei pazienti in regime terapeutico è paragonabile a quella delle persone non infettate. È proprio questo straordinario effetto della terapia a dimostrare la relazione di causalità tra il virus e la malattia”.

Del resto un trattamento alternativo con il Gc-Maf non è neanche in sperimentazione. Ad ammetterlo è lo stesso Ruggiero: “Non sono a conoscenza di nessun trial clinico con il Gc-Maf in Italia”. Infatti, anche il lavoro di Yamamoto su cui Ruggiero basa le sue convinzioni, uno studio del 2009 pubblicato sul Medical Journal of Virology, è puramente osservazionale e non si basa su alcuna sperimentazione clinica. Inoltre, Ruggiero stesso non considera quella con il GcMAf una terapia alternativa: “Non credo che al momento si possa parlare di “terapia” con GcMAF. Ipotizzo, però, che in futuro l’approccio immunoterapeutico possa affiancare le terapie tradizionali”.

In rete, tuttavia, sono reperibili diverse testimonianze di pazienti che si sono recati all’estero, in Svizzera, ad acquistare yogurt arricchiti con GcMaf, abbandonando la terapia convenzionale. “Non è difficile credere che alcuni pazienti si siano rivolti a una terapia alternativa”, spiega Alessandra Cerioli, Presidente della Lila (Lega italiana per la lotta all’Aids): “Non è facile accettare una diagnosi di sieropositività. Che, del resto, rappresenta uno stravolgimento della vita e va a colpire sfere delicate e private, come quelle affettiva e sessuale”. Spesso è quindi più facile seguire chi afferma che il problema non esiste, che non è necessario cambiare la propria vita e che il sistema immunitario ce la farà da solo, senza farmaci.

“Per fortuna”, prosegue Cerioli, “la maggior parte dei pazienti, quando i sintomi si fanno più severi, comincia o ricomincia ad assumere i farmaci. Non dobbiamo dimenticare che chi interrompe la terapia ha probabilità di morire più alte rispetto a chi la prosegue con costanza. Gli antiretrovirali, con tutti i loro effetti collaterali, sono infatti proprio i farmaci che rallentano o, nei casi migliori, impediscono la progressione della malattia”.


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0 commenti su “Perché l’Aids non si cura con lo yogurt”

  1. Buongiorno.
    Grazie per avere raccolto le interessantissime dichiarazioni del Dottor Vella, di Alessandra Cerioli e del Professor Ruggiero.
    Desidero una precisazione: quanto detto nel virgolettato citato sotto è davvero una dichiarazione del Professor Ruggiero? Se sì, è una ritrattazione delle sue posizioni nei confronti della terapia antiretrovirale e un ritorno alla visione condivisa dagli scienziati di tutto il mondo (si veda, solo a titolo d’esempio: http://www.youtube.com/watch?v=2VCeQyaV3Bw o i molti suoi interventi nel documentario negazionista “La ciencia del pánico”; ma le citazioni che si possono fare sono innumerevoli)?

    (…)Ruggiero stesso non considera quella con il GcMAf una terapia alternativa: “Non credo che al momento si possa parlare di “terapia” con GcMAF. Ipotizzo, però, che in futuro l’approccio immunoterapeutico possa affiancare le terapie tradizionali”.

    Grazie
    Dora

  2. Che l’efficacia della terapia antivirale dimostri l’esistenza del virus è un’affermazione ingenua ed arrogante. Vi possono essere innumerevoli cause che giustifichino gli effetti e presumere di conoscerli tutti e fare quindi un ragionamento per esclusione non è certo un metodo scientifico. Che individuino direttamente il virus piuttosto, se esiste.

  3. Qualcuno qui si preoccupa delle eventuali ritrazioni di Ruggiero, ma forse farebbe meglio a pensare al fatto che la triste lettera anonima che ha portato a questo teatrino è già in mano agli avvocati. Detto questo. lasciamo che la giustizia, e la logica, facciano il loro corso. Sembra di essere su Novella 2000. Parliamo di un virus? Bene, allora paghiamo un patologo che col microscopio elettronico lo isoli e lo purifichi. Poi vogliamo la fotografia che aspettiamo dal 1984. E poi vogliamo il tutto in diretta televisiva. Il marcio è alla base, il resto è una conseguenza della perversa mente umana.
    Cordiali saluti.

  4. Un articolo volto solo a lanciare discredito nei confronti di chi minaccia evidenti tornaconto personali. Un affronto al nome di questa rivista. Se ci fosse vero interesse scientifico, verso Ruggiero o chicchessia si avrebbe solo curiosità,attenzione e milioni di domande da porre. Al mondo nessuna verità scientifica è stata così osteggiata come quella dell’AIDS. Un motivo ci sarà…. Il motivo è che la truffa era evidente fin dall’inizio.

  5. Su tutto il “casino” HIV/AIDS è uscito ora in Italia un thriller in e.book, si chiama AMERICAN KILLER e l’autore è John D. Cajo. Buona giornata

  6. Allora perchè invece di prendervela col Professor Ruggero non ve la prendete con tutti i ricercatori che in 20 non sono ancora riusciti a trovare una cura ? E poi che senso ha fare una lettera anonima ? Se fate delle dichiarazioni così pesanti mirate chiaramente a diffamare questo professore solo perchè non vi piace quello che dice, almeno metteteci la faccia firmandovi con nome e coniome.

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